PROGRAMMI DI STORIA DELLE SUPERIORI

Con l'anno scolastico 2010/11 sono attuativi i nuovi ordinamenti dell'istruzione secondaria di secondo grado. I nuovi ordinamenti prevedono delle modifiche ai programmi d'insegnamento, il riferimento presso il ministero è il seguente:

 http://archivio.pubblica.istruzione.it/riforma_superiori/nuovesuperiori/index.html

 

Nelle pagine di questo sito sono riportate le linee guida  previste dal ministero:

- Linee guida Istruzione professionale primo biennio

- Linee guida Istruzione professionale secondo biennio e quinto anno

 

- Linee guida Istruzione tecnica primo biennio

- Linee guida Istruzione tecnica secondo biennio e quinto anno

 

- Linee guida Licei

Iniziata nell'anno scolastico 2010-11 nelle classi prime la nuova programmazione delle superiori andrà a regime nell'anno scolastico 2014-15, secondo la seguente scansione:

2010- 11 Classi prime

2011-12 Classi prime e seconde

2012-13 Classi prime, seconde e terze

2013-14 Classi prime, seconde, terze e quarte

2014-14 Classi prime, seconde, terze, quarte e quinte

Ricordo che dall'anno scolastico 2007/08 il primo biennio dell'istruzione secondaria superiore vede l'attuazione dell'obbligo d'istruzione, per maggiori informazioni sui riflessi sulla didattica introdotti dal nuovo obbligo d'istruzione rinvio ad una pagina del seguente sito: Formare competenze   


NEL VECCHIO ORDINAMENTO LA PROGRAMMAZIONE ERA LA SEGUENTE

LICEO CLASSICO E SCIENTIFICO: Ginnasio - Liceo

ISTITUTI TECNICI: Biennio - Triennio

ISTITUTI PROFESSIONALI: Triennio di qualifica Biennio post-qualifica

 

LICEO CLASSICO E SCIENTIFICO 

GINNASIO

IV Classe

L'oriente e la Grecia. La preistoria. Le civiltà degli antichi popoli mediterranei.

Il popolo greco; tratti essenziali delle civiltà preelleniche; città e loro ordinamenti; colonizzazione. Le guerre persiane. Le egemonie ateniese, spartana, tebana. La civiltà della Grecia classica: caratteri, espressioni, valore. L'egemonia macedone; l'impero di Alessandro Magno. Lo smembramento dell'impero. La civiltà ellenistica.

V Classe

Roma e la civiltà romana. Le origini di Roma. Roma regia. Roma repubblicana e la sua espansione nel Mediterraneo. La crisi della Repubblica. L'Impero: dal principato alla monarchia militare. La monarchia di tipo orientale. il Cristianesimo e la sua diffusione. La civiltà romana nelle sue fasi e nelle sue espressioni più salienti. La disgregazione del mondo politico romano. Vecchie e nuove forze storiche. I regni romano-barbarici. Impero romano d'Oriente. L'eredità civile di Roma antica.

LICEO

 I Classe

Dal Medio Evo al Rinascimento. Il Medio Evo: limiti e importanza di esso. Chiesa cattolica. Origini del monachesimo. L'Islam e l'impero degli Arabi: la civiltà musulmana, i Longobardi. Carlo Magno e l'Europa dei suoi tempi. L'organizzazione feudale: campagne, città, castelli, abbazie e vescovati. Papato. Impero. Il delinearsi d'una nuova vita dopo il Mille e i suoi fattori. Movimenti religiosi e sette ereticali. Le Crociate e lo sviluppo delle relazioni tra i popoli mediterranei. Il Comune italiano. Dal Comune alla Signoria. Gli albori della nuova Europa. Papato e Impero in lotta per la supremazia politica. Il declino del Papato e dell'Impero come forze politiche universalistiche. Il Rinascimento. Le invenzioni; le scoperte geografiche  e le loro conseguenze nella vita mondiale. La colonizzazione.

I! Classe

L'età moderna. La crisi dell'equilibrio politico italiano e le guerre di predominio in. Europa. Riforma e Controriforma. Le lotte politico-religiose, il periodo dell'assolutismo e i conflitti per il primato in Europa. L'Italia durante il predominio straniero. L'assetto europeo nel secolo XVIII. La rivoluzione americana, L'illuminismo e il movimento riformatore. La Rivoluzione francese. Napoleone. il Congresso di Vienna.

III Classe

L'età contemporanea. La Restaurazione. Contrasti e lotte per la libertà e l'indipendenza dei popoli. I problemi del Risorgimento. Il 1848 in Europa e in Italia: guerre e lotte per l'indipendenza italiana. Lo Stato unitario italiano: problemi, contrasti e sviluppi. I grandi problemi mondiali alla fine del secolo XIX: trasformazione e sviluppi nel campo dell'economia e della tecnica; il travaglio economico-sociale e le lotte di classe; imperialismi e colonizzazioni; i rapporti internazionali e l'equilibrio europeo. Le guerre mondiali. La resistenza, la lotta di liberazione, la Costituzione della Repubblica italiana; ideali e realizzazioni della democrazia. Tramonto del colonialismo e nuovi Stati nel mondo. Istituti e organizzazioni per la cooperazione fra i popoli. Comunità europea.

Nota:

Per la suddivisione annuale del programma di Storia, in vigore dall'anno scolastico 1997/98, si confronti il seguente decreto:

D.&L 4 novembre 1996, n. 682. - Modifiche delle disposizioni relative alla suddivisione annuale del programma di Storia (Articoli estratti)

1. - I limiti cronologici fissati dai vigenti programmi ministeriali per la suddivisione annuale del programma di Storia valevole per il quinquennio dei Licei classici, scientifici, linguistici e degli Istituti tecnici sono modificati secondo le seguenti indicazioni di massima:

l° armo: dalla Preistoria ai primi due secoli dell'impero Romano;

2° armo: dall'età dei Severi alla metà del XIV secolo;

3° anno: dalla crisi socio-econornica del XIV secolo alla prima metà del Seicento;

4° anno: dalla seconda metà del Seicento alla fine dell'Ottocento;

5° anno: il Novecento.

4.-[.. .J I programmi dovranno contemperare l'esigenza di fornire un quadro storico generale con l'esigenza di riservare alla programmazione didattica il compito di indicare, ai fini di un adeguato approfondimento, tematiche particolari giudicate di interesse rilevante dagli organi collegiali e dagli stessi insegnanti. Tali tematiche dovranno comunque essere correlate con gli obiettivi fissati nella programmazione medesima.

Lo svolgimento del programma dell'ultimo anno dovrà essere caratterizzato, oltre che da continuità di sviluppo come negli anni precedenti, anche da maggiore ricchezza di dati e di riferimenti.

Nell'ambito della programmazione didattica potrà altresì procedersi all'integrazione del quadro storico generale con riferimenti ad aspetti delle realtà storico-culturali locali che siano coerenti con le peculiarità formative del curricolo.

Si avrà altresì cura di sviluppare le opportune connessioni con l'Educazione civica.

6. - Le norme di cui al presente decreto entreranno in vigore dall'anno scolastico 1997/98.

Nella fase di prima applicazione del presente decreto il docente di Storia dovrà provvedere, nei modi e con i mezzi a suo giudizio più convenienti, al recupero di quelle parti di programma che, per effetto della nuova suddivisione annuale,sono oggetto di studio nelle classi rispettivamente precedenti.

 

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ISTITUTI TECNICI 

BIENNIO

ITIS-ITC

(DM 09/03 1994)

STORIA(progetto Brocca)

FINALITA'

L'insegnamento di Storia è finalizzato a promuovere e a sviluppare:

1. la capacità di recuperare la memoria del passato in quanto tale;

2. la capacità di orientarsi nella complessità del presente;

3 l'apertura verso le problematiche della pacifica convivenza tra i popoli, della solidarietà e del rispetto reciproco;

4. l'ampliamento del proprio orizzonte culturale, attraverso la conoscenza di culture diverse;

5. la capacità di riflettere, alla luce dell'esperienza acquisita con lo studio di società del passato, sulla trama di relazioni sociali, politiche ecc. nella quale si è inseriti;

6. la capacità di razionalizzare il senso del tempo e dello spazio;

7. la consapevolezza della necessità di selezionare e valutare criticamente le testimonianze.

 

OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO

Alla fine del biennio lo studente deve dimostrare di sapere:

1. esporre in forma chiara e coerente fatti e problemi relativi agli eventi storici studiati;

2. usare con proprietà alcuni fondamentali termini e concetti propri del linguaggio storiografico (ad esempio, cambiamento, cesura, ciclo, congiuntura, continuità, decadenza, progresso, restaurazione, rivoluzione, sottosviluppo, sviluppo);

3. distinguere i molteplici aspetti di un evento e l'incidenza in esso dei diversi soggetti storici (individui, gruppi sociali ecc.);

4. interpretare e valutare, in casi semplici, le testimonianze utilizzate, distinguere in esse fatti, ragioni, opinioni e pregiudizi, individuare inconsistenze e incoerenze ecc.;

5. confrontare, in casi semplici, le differenti interpretazioni che gli storici danno di un medesimo fatto o fenomeno, in riferimento anche alle fonti usate;

6. ricostruire le connessioni sincroniche e gli sviluppi diacronici riferiti ad un determinato problema storico studiato.

 

CONTENUTI

Storia antica e altomedievale

PRIMO ANNO

1. Culture della preistoria e civiltà protostoriche

a) Dal paleolitico all'uso dei metalli: forme insediative e produttive; forme di culto.

b) Le grandi civiltà del vicino Oriente: il delinearsi del fenomeno urbano e l'invenzione della scrittura.

 

2. Oriente e occidente: migrazioni indoeuropee e contatti mediterranei

a) Migrazioni indoeuropee.

b) Le civiltà dell'Egeo. Frequentazioni precoloniali e colonizzazioni nel Mediterraneo.

c) Popoli dell'Italia antica e loro culture.

 

3. Città e popoli della Grecia e dell'Italia

a) Legislazioni, tirannidi, la società delle 'città stato' (poleis), ‘popoli’(ethne) e 'leghe' (koinà) nel mondo greco.

b) Miti, culti, santuari nella vita greca.

c) Origini di Roma e periodo della monarchia. Rapporti col mondo etrusco e con gli altri popoli d'Italia.

d) Colonie della Magna Grecia.

 

4. La grecia classica: dall'affermazione alla crisi della polis

a) Asia e impero persiano nel confronto col mondo greco: le guerre persiane.

b) Guerra del Peloponneso.

c) Ricerche di equilibri e 'paci comuni'.

d) Conquista macedone.

 

5. La 'Res Publica' Romana dal VI al IV secolo a.c.

a) Passaggio dalla monarchia alla repubblica. Conflitto tra patrizi e plebei. Le XII Tavole.

b) Organizzazione sociale e politica di Roma dall'età regia all'età repubblicana (ordinamento centuriato, magistrature, ordini, ceti, clientele).

c) La religione romana arcaica.

 

6. Roma verso l'egemonia in Italia

a) Affermazione di Roma fra le diverse culture e realtà politiche d'Italia. Evoluzione del concetto di Italia.

b) Progressiva conquista dell'egemonia nella penisola fino al conflitto con Cartagine.

c) Dinamiche socio-politiche collegate.

 

7. Età ellenistica

a) Il "dopo Alessandro" dall'oriente mediterraneo all'Asia centrale. I grandi stati ellenistici.

b) Cultura unificante e cosmopolitica dell'ellenismo.

 

8. Espansionismo romano nel Mediterraneo

a) Roma e il mondo ellenistico. Espansione romana in Occidente e in Oriente (differenze di intenti e di modi).

b) Il cammino verso l'unificazione politica mediterranea sotto il dominio di Roma. Il problema dell'imperialismo romano.

c) Evoluzione del sistema produttivo.

 

9. Crisi della Repubblica Romana

a) Crisi dell'Italia e delle istituzioni repubblicane (strutture militari, agrarie, sociali, istituzionali).

b) Età dei Gracchi, Mario e la riforma dell'esercito.

c) La guerra sociale.

d) Lotte civili fra capi-parte.

e) Ottaviano Augusto e il passaggio dalla repubblica al principato.

 

SECONDO ANNO

1. Organizzazione dell'Impero

a) Evoluzione istituzionale e amministrativa del principato.

b) Nuovi ceti emergenti nell'impero mediterraneo.

c) Il diritto romano.

d) Organizzazione delle province. Processi di integrazione e limiti della romanizzazione: le culture diversificate delle grandi aree provinciali.

e) Ruolo della vita cittadina.

 

2. Religioni dell'impero

a) Religioni dell'impero e fattori di trasformazione: religioni pagane della salvezza.

b) Il giudaismo. Il cristianesimo, la sua prima diffusione, le persecuzioni.

 

3. Crisi del secolo III e culture dei popoli esterni

a) Problemi militari, demografici, economici; dinamiche sociali e colonato.

b) Culture dei popoli esterni nei loro rapporti col mondo romano.

c) Contatti con le grandi civiltà dell'Estremo Oriente (India, Cina degli Han) e con l'Africa non romanizzata.

 

4. Mondo tardoantico

a) Dal principato alla tetrarchia.

b) Svolta costantiniana e società tardoantica: burocratizzazione, tendenze dirigistiche, forze centrifughe, nuovi gruppi dominanti e nuovi centri di potere (capitali decentrate).

c) La Chiesa e l'impero universale cristiano; emarginazione del paganesimo e del giudaismo. Resistenze e persistenze pagane. Anacoresi e monachesimo.

 

5. Occidente e Oriente nei secoli V e VI

a) Regni romano germanici.

b) Giustiniano e la formazione della civiltà bizantina.

c) Invasione longobarda in Italia. Ruralizzazione dell'economia e della società.

d) Il papato e gli altri patriarcati; i vescovadi; l'evangelizzazione delle campagne; monachesimi d'oriente e d'occidente. Il latino della Chiesa. Culto dei santi.

 

6. Espansione dell'Islam e mondo latino germanico

a) Arabi e Maometto. I primi quattro califfi e le divisioni dell'Islam. La grande espansione e la crisi del califfato. Civiltà arabo musulmana.

b) Gli Slavi nei Balcani.

c) Longobardi, bizantini e papato.

d) I Franchi dai Merovingi ai Carolingi; sviluppo delle clientele armate.

e) Egemonia culturale del clero; monachesimo celtico e anglosassone: conversione dei Germani d'oltre Reno.

 

7. Europa carolingia

a) Carlomagno: conquiste militari e restaurazione dell'impero.

b) Rapporti vassallatico-beneficiali.

c) Riforma monetaria; rinascita degli studi grammaticali; unificazione liturgica; riforma monastica.

d) Economia curtense e signoria fondiaria.

e) Regno carolingio d'Italia. L'Italia non carolingia.

f) Dissoluzione dell'impero carolingio.

 

8. Particolarismo del secolo X

a) Nuove invasioni: Normanni, Ungari, Saraceni.

b) Crisi dell'ordinamento pubblico carolingio e nascita di nuovi poteri locali: I'incastellamento.

c) Impero sassone e radicarsi dei rapporti feudali.

d) Due nuovi stati cristiani: Polonia e Ungheria.

e) Spagna dei califfi Omayyadi e gli inizi della riconquista.

f) Sintomi di ripresa demografica.

g) Crisi del papato e riforma cluniacense.

h) Leggenda dell'Anno Mille.

 

9. Rinascita della vita cittadina e riforma della chiesa

a) Dalla signoria fondiaria alla signoria di banno.

b) Vita cittadina in Italia e oltralpe.

c) Città marinare e incipiente egemonia di Venezia.

d) Impero germanico e regni particolari.

e) I Normanni creatori di stati: regni d'Inghilterra e di Sicilia, la Russia di Kiev.

f) Verso la riforma della Chiesa: spinte riformatrici dall'alto e movimenti di religiosità popolare. Gregorio VII e i "dictatus papae". Lotta per le investiture e sue conseguenze sulla natura dell'impero e della Chiesa.

 

Note

1. Il programma di storia antica e altomedievale è per il biennio degli indirizzi di durata quinquennale e consiste nelle due prime annualità dell'unico ininterrotto programma che dovrà esaurire, appunto in cinque anni l'intero corso della storia universale, dalla preistoria ai nostri giorni.

2. Gli obiettivi di apprendimento sono stati individuati e calibrati avendo presente l'esigenza di assicurare una prima ed elementare, ma autosufficiente e completa, informazione circa la natura della conoscenza storica, le difficoltà che presenta, il linguaggio attraverso cui si esprime, l'utilità che riveste per l'uomo d'oggi. Una serie di obiettivi, questa, al cui perseguimento lo studio della storia antica e altomedievale risulta, alla prova dei fatti, perfettamente adeguato.

3. I contenuti sono ripartiti in punti numerati progressivamente, nei quali sono indicati, in successione cronologica, i momenti fondamentali dello sviluppo storico dalla preistoria fino alla conclusione della lotta per le investiture. All'interno di ciascuno di questi punti sono indicati con lettere dell'alfabeto alcuni dei possibili temi particolari in cui è stata articolata la trattazione di essi.

4. La scelta del tema o dei temi più adatti a caratterizzare la fisionomia di un determinato momento rispetto a quello che precede e a quello che segue è affidata al docente. In una prima fase è opportuno privilegiare gli sviluppi politico sociali e in seguito, sulla rete della cronologia già tracciata, è possibile strutturare una trattazione per temi sulle realtà storiche di più lenta trasformazione (per esempio, le trasformazioni nelI'economia, nella cultura, nella religione, nelle istituzioni).

 

INDICAZIONI DIDATTICHE

La presentazione dei tratti salienti delle culture e delle civiltà che nel tempo si sono susseguite o nel tempo sono coesistite e coesistono, consente allo studente di arrivare a riconoscerne e ad apprezzarne correttamente caratteri e valori, sapendo cogliere differenze e analogie che intercorrono tra di esse. Lo studente può essere portato a rendersi conto del fatto che lo studio della storia, non importa quanto remota, ben lungi dal comportare il rischio di una fuga dal presente, offre sussidi utili per una corretta lettura di esso, se non altro nel senso di predisporre ad accettare il "diverso". E' anche opportuno far capire che il privilegio accordato alla civiltà classica nella storia del mondo antico e alla civiltà europea nella storia contemporanea non hanno alcun sottinteso etnocentrico, ma mirano a consentire il riconoscimento della cultura di appartenenza come fatto prezioso di memoria collettiva, meglio evidenziato proprio dal confronto con culture diverse nel tempo e nello spazio.

Il confronto fra miti, leggende, diari, memorie ecc. da un lato e ricostruzioni storiche dall'altro, è importante per far capire che il carattere specifico della conoscenza storica risiede nel fatto di essere fondata sull'esame critico delle testimonianze. Bisogna distinguere il 'racconto storico' dalle altre forme di narrazione, la cui attendibilità non è riscontrabile sulle fonti. E' altresì necessario distinguere nella trattazione di un fatto storico ben circoscritto il momento dell'accertamento dell'accaduto, il punto di vista dello storico narratore e le argomentazioni di cui questo si vale per coonestare la propria ricostruzione.

Attraverso il confronto tra le diverse ricostruzioni di uno stesso fatto si può condurre lo studente a comprendere che tale diversità è riconducibile non solo ai differenti orientamenti metodologici culturali e ideali o, più semplicemente, alle propensioni soggettive, spesso storicamente datate, degli storici, ma che in più casi essa riflette anche un ampliamento ed un approfondimento oggettivi delle conoscenze in materia. Perciò la possibile compresenza di diverse e spesso anche contraddittorie interpretazioni dello stesso fatto non è frutto di arbitrarietà, ma rispecchia la difficoltà insita nell'esercizio del 'mestiere di storico' e non giustifica quindi l'insorgere di un atteggiamento di scetticismo nei confronti della possibilità di conoscere il passato anche più lontano e meno documentato e il passato anche più recente per il quale la documentazione diventa disponibile solo col trascorrere degli anni. Allo studente vanno presentate le ragioni che possono motivare la diversità delle opinioni fra gli storici. Esse sono da cercare sia nella varietà degli orientamenti metodologici culturali e ideali sia nel diverso peso che viene attribuito, a seconda dei casi, all'una o all'altra categoria di testimonianze (ad esempio, alle testimonianze archeologiche rispetto a quelle linguistiche, nella ricostruzione dei grandi movimenti migratori dell'antichità o, per la storia contemporanea, ai documenti riservati rispetto alla pubblicistica).

Nella presentazione degli snodi fondamentali della storia (ad esempio, per quanto riguarda la storia antica e altomedievale, l’espansione di Roma in Occidente e in Oriente, o l’espansione arabo-musulmana nel bacino del Mediterraneo; per la storia contemporanea la formazione degli imperi coloniali o l'avvento dell'era nucleare) è necessario distinguere i diversi aspetti (politici, sociali, culturali, economici, religiosi, ambientali ecc.) di un evento storico complesso e le relazioni che intercorrono fra essi. Va messa in evidenza la diversa incidenza e l'interazione di distinti soggetti storici (gruppi sociali, singoli individui, etnie, nazioni, stati) nello svolgersi di avvenimenti di grande importanza, anche utilizzando risultati e concetti derivati da altre scienze sociali, in particolare la geografia, il diritto e l'economia.

Il linguaggio della storiografia attinge largamente e più di altre discipline al linguaggio comune, ma alcuni termini che esso usa (continuità, cesura, decadenza ecc.) hanno un significato tecnico specifico. Di questo linguaggio, che comprende concetti, espressioni, descrizioni di mutamenti storici attraverso modelli (ad esempio, continuità/cesura, rivoluzione/restaurazione, decadenza/ progresso, ciclo/congiuntura) lo studente deve essere guidato a servirsi in modo corretto. Può risultare utile a tale scopo valorizzare l'interrogazione, il dialogo, il confronto e la discussione in gruppo.

Un punto importante dello studio della storia va certamente individuato nel saper cogliere le relazioni che intercorrono fra i diversi fenomeni storici e i tempi più o meno lunghi (lunga, media, breve durata) in cui sono osservati. A questo proposito si può far notare che la cronologia utilizzata per la storia politica non si adatta di per sé a tutti gli altri aspetti della vicenda umana (ad esempio, per la storia antica, la cronologia che scandisce le trasformazioni culturali avvenute in età preistorica è a maglie molto più larghe di quella che registra la successione delle varie civiltà protostoriche del vicino Oriente, e la cronologia di queste ultime è molto più approssimativa di quella della guerra del Peloponneso) e che queste differenze non dipendono solo dallo stato delle fonti, ma anche dalla natura dei fatti studiati e dalla velocità maggiore o minore con cui avvengono i cambiamenti nei differenti campi (ad esempio, per la storia contemporanea, mentre la prima rivoluzione industriale si è estesa ai vari paesi europei in tempi diversi, i moti del '48 hanno interessato vari paesi a distanza di giorni o di settimane). Analogamente, un altro punto importante va individuato nel saper cogliere le relazioni che intercorrono fra i diversi fenomeni storici e gli spazi più o meno estesi (ambito locale, regionale, continentale) in cui sono analizzati. Per rendere evidente questa connessione è vantaggioso servirsi di sussidi cartografici, ricorrendo caso per caso a scale rappresentative diverse.

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ISTITUTI TECNICI 

TRIENNIO

ITIS-ITC

(DM 09/03 1994)

FINALITA'

L'insegnamento di Storia si propone di:

1. ricostruire la complessità del fatto storico attraverso l'individuazione di interconnessioni, di rapporti tra particolare e generale, tra soggetti e contesti;

2. acquisire la consapevolezza che le conoscenze storiche sono elaborate sulla base di fonti di natura diversa che lo storico vaglia, seleziona, ordina e interpreta secondo modelli e riferimenti ideologici;

3. consolidare l'attitudine a problematizzare, a formulare domande, a riferirsi a tempi e spazi diversi, a dilatare il campo delle prospettive, a inserire in scala diacronica le conoscenze acquisite in altre aree disciplinari;

4. riconoscere e valutare gli usi sociali e politici della storia e della memoria collettiva;

5. scoprire la dimensione storica del presente;

6. affinare la "sensibilità" alle differenze;

7. acquisire consapevolezze che la fiducia di intervento nel presente è connessa alla capacità di problemizzare il passato.

 

Le finalità del triennio riprendono e sviluppano le finalità del biennio. Esse descrivono due campi di intervento.

Il primo riguarda la specificità del lavoro storico e lo statuto epistemologico della storia, e ad esso fanno riferimento le finalità 1 - 4 sulla complessità del fatto storico, sul laboratorio delle fonti e dei concetti, sull'uso della memoria storica.

Il secondo riguarda i bisogni formativi degli studenti, che vengono individuati nella esigenza della realizzazione di sé e dell'apertura al mondo e agli altri: la storia aiuta ad apprezzare differenze, a orientarsi nel mondo. In ciò consiste la scoperta del presente come storia (finalità 5, 6 e 7).

Le finalità nel loro insieme individuano, inoltre, uno specifico aspetto del triennio, che consiste nell'attitudine a porre domande, a costruire problemi, analizzarli, interpretarli e valutarli.

 

OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO

Lo studente alla fine del triennio dovrà dimostrare di essere in grado di:

1. utilizzare conoscenze e competenze acquisite nel corso degli studi per orientarsi nella molteplicità delle informazioni e per leggere gli interventi;

2. adoperare concetti e termini storici in rapporto agli specifici contesti storico-culturali;

3. padroneggiare gli strumenti concettuali, approntati dalla storiografia, per individuare e descrivere persistenze e mutamenti, ad esempio: continuità, cesure, rivoluzione, restaurazione, decadenza, progresso, struttura, congiuntura, ciclo, tendenza, evento, conflitto, trasformazioni, transizione, crisi;

4. usare modelli appropriati per inquadrare, comparare, periodizzare i diversi fenomeni storici locali, regionali, continentali, planetari;

5. ripercorrere, nello svolgersi di processi e fatti esemplari, le interazioni tra i soggetti singoli e collettivi, riconoscere gli interessi in campo, le determinazioni istituzionali, gli intrecci politici, sociali, culturali, religiosi, di genere e ambientali;

6. servirsi degli strumenti fondamentali del lavoro storico: cronologie, tavole sinottiche, atlanti storici e geografici, manuali, raccolte e riproduzioni di documenti, bibliografie e opere storiografiche;

7. conoscere le problematiche essenziali che riguardano la produzione, la raccolta, la conservazione e la selezione, l'interrogazione, l'interpretazione e la valutazione delle fonti;

8. possedere gli elementi fondamentali che danno conto della complessità dell'epoca studiata, saperli interpretare criticamente e collegare con le opportune determinazioni fattuali.

 

Gli obiettivi del triennio perseguono due scopi. Da una parte proseguono e rinforzano il lavoro avviato nel biennio; dall'altra marcano il salto qualitativo che deve caratterizzare lo studio della storia nel triennio.

Gli obiettivi descrivono campi operativi ristretti, che non esauriscono l'orizzonte individuato dalle finalità. In particolare al primo gruppo di finalità (1 - 4) sulla complessità del fatto storico e sul laboratorio, corrispondono gli obiettivi 2, 3, 4, 6 e 7.

Al secondo gruppo di finalità (5, 6 e 7), sui bisogni formativi degli allievi corrispondono gli obiettivi 1, 2, 3, 4, 5. L'obiettivo 8 descrive il livello di conoscenze che l'allievo deve dimostrare di possedere.

Questi obiettivi non sono proposti in ordine progressivo di difficoltà, ma vanno perseguiti in modo differenziato, a seconda degli argomenti di studio.

Ad esempio: gli obiettivi di laboratorio costituiscono lo scopo principale di un eventuale lavoro sulle fonti; un itinerario prevalentemente basato su materiale manualistico si potrà prestare al raggiungimento di obiettivi legati all'uso di concetti e modelli; nell'analisi di dati di attualità si potrà perseguire il raggiungimento di diversi obiettivi.

 

CONTENUTI

Terzo Anno [ 2 ore ]

Fino alla metà del '600

1. L'Europa del basso-medioevo: poteri di diritto e poteri di fatto: il rapporto città campagna e l'organizzazione del territorio.

1.1 Le istituzioni che organizzano il territorio: impero, monarchie, città, feudalità.

1.2 La chiesa: accentramento; teocrazia; potere temporale.

1.3 Le trasformazioni dell'impero, dei regni, degli ambienti urbani. I conflitti. Il fallimento della teocrazia.

2. L'avanzamento e l'arresto delle frontiere interne e esterne della Europa.

2.1 Le spinte demografiche e produttive; la ricerca di nuove terre. Verso una nuova articolazione della società: ambiente urbano e rurale.

2.2 Contatti, guerre, scambi: mondo latino, mondo germanico, mondo slavo; il Mediterraneo e l'Italia; Bisanzio; l'Islam; l'Asia mongolica.

2.3 Crisi del XIV secolo: flessione demografica, mutamenti della produzione e dei mercati, tensioni economiche e contrasti sociali.

3. Dall'unitarietà del mondo medioevale alla molteplicità del mondo moderno.

3.1 Il processo di differenziazione degli ambiti ecclesiastico e laico; il diritto canonico, il diritto romano, le consuetudini. Il ruolo del laico nel mondo. Nuove forme di religiosità. Ordini mendicanti. Movimenti ereticali.

3.2 Il processo di differenziazione culturale: la cultura cortese e urbana; le università. La distinzione progressiva fra Dio, uomo, natura. Dalla "rinascita" del XII secolo all'umanesimo, ai rinascimenti. Gli strumenti della comunicazione culturale.

3.3 La crisi dell'universalismo politico: nuove dottrine politiche e concetto d'impero; dall'impero "universale" all'impero "dinastico". La crisi del centralismo ecclesiastico: le teorie conciliariste.

4. La formazione dell'Europa degli stati.

4.1 Stati nazionali e stati regionali. La centralizzazione e il controllo del territorio: burocrazia, fisco, esercito e guerre.

4.2 L'impero asburgico. L'Europa orientale, la vicenda di Bisanzio e l'impero ottomano.

4.3 Guerre di egemonia. Pace come aspirazione morale e paci come strumenti di nuovi equilibri.

5. Conquista di nuove terre, ridefinizione di identità, mutamento di equilibri in Europa.

5.1 Popolazione e risorse. Relazione uomo-natura-tecnica.

5.2 Il controllo dell'oceano Indiano. L'Africa, le Indie, le Americhe. Esploratori, conquistatori, missionari, mercanti. Imperi coloniali.

5.3 Differenze e riconoscimento dell'altro.

5.4 Nuove risorse e nuove gerarchie economiche e territoriali: Atlantico, Mediterraneo e mare del Nord.

6. Il tempo delle trasformazioni: religione, cultura, mentalità.

6.1 Le riforme religiose: protagonisti, sviluppi, guerre, differenziazioni, nuovi assetti.

6.2 L'autonomia della politica. Stati e chiese. Gli strumenti del controllo sociale.

6.3 Individualismo e razionalismo: rivoluzione scientifica, nuove culture. La civiltà barocca.

 

Quarto Anno [ 2 ore ]

Dalla metà del '600 alla fine del '800

1. Governati e governanti fra partecipazione e concentrazione del potere. Lotte politico-sociali, dottrine politiche, configurazioni istituzionali. Quadro europeo e modelli regionali.

1.1 Dai ceti di antico regime alle nuove classi emergenti. La doppia rivoluzione inglese e il parlamentarismo. I sussulti di metà seicento. Repubblica e autogoverno: il caso olandese. Poteri centralizzati e resistenze civili: il "laboratorio" francese.

1.2 Prodromi della teoria liberale: la rappresentanza politica e la divisione dei poteri. Nascita dell'opinione pubblica. La riorganizzazione amministrativa.

1.3 Statualità emergenti, periferie dell'Europa e nuovo equilibrio europeo.

2. La trasformazione sociale. Popolazione, economia, società e territorio fra "crisi generale" e "nuove frontiere.

2.1 Esplosione demografica, produzione agricola e nuovi rapporti sociali nelle campagne.

2.2 Dal lavoro agricolo all'organizzazione manifatturiera: approvvigionamenti, tecniche d'uso, macchine. Avvio della rivoluzione industriale.

2.3 Energie, risorse, ambiente.

3. Il problema della rivoluzione come paradigma del cambiamento. Dall'età barocca alla stagione delle riforme. Europa e America a confronto.

3.1 Rivoluzione culturale: illuminismo, diffusione di nuovi modelli comportamentali. Razionalismo, individualismo, utilitarismo, cosmopolitismo.

3.2 Critica della tradizione e progettualità delle riforme. Dispotismo illuminato.

3.3 La scelta rivoluzionaria: Stati Uniti d'America e Francia.

3.4 La rivoluzione francese in Europa.

4. Nazione e popolo. Prospettive sociopolitiche e culturali nell'epoca del liberalismo classico.Borghesie alla prova.

4.1 Cultura romantica, ideali socialisti ed umanitari, pensiero liberale, cattolicesimo e liberalismo. Mete e conquiste costituzionali.

4.2 Dalla rivoluzione francese ai risorgimenti nazionali.

4.3 Il quarantotto.

5. Processi di integrazione nazionale e costruzioni sovranazionali.

5.1 Questioni politiche e istituzionali nella formazione dello Stato unitario in Italia.

5.2 Il processo di unificazione tedesca: monarchia, esercito, classi sociali e formazione del mercato nazionale.

5.3 Espansione della "frontiera" e guerra civile americana.

5.4 L'articolarsi del quadro europeo e gli imperi plurinazionali.

6. L'economia mondiale e la rottura dell'equilibrio europeo.

6.1 La grande depressione: crisi agraria, migrazioni - emigrazioni.

6.2 Protezionismo, militarismo e stato interventista. I caratteri della seconda rivoluzione industriale.

6.3 Internazionalismo socialista: la Comune.

6.4 Imperialismo e colonialismi. Dall'egemonia bismarkiana alla crisi dell'equilibrio europeo.

 

Quinto Anno [2 ore]

Il '900

1. Le forme della società di massa.

1.1 L'andamento demografico.

1.2 Mobilità e questioni sociali: borghesie, classi operaie, gruppi marginali. Il movimento operaio e lo sviluppo dei sindacati. Il socialismo ed il pensiero sociale cattolico. La questione femminile.

1.3 L'organizzazione dei sistemi politici: parlamenti, partiti e riforme elettorali. Comportamenti collettivi, formazione del consenso: scuola, opinione pubblica, legislazione sociale. I movimenti nazionalisti. La crisi di fine secolo in Italia e i caratteri dell'età giolittiana.

1.4 La crisi del positivismo e la ridefinizione dei paradigmi della scienza. Nuove tendenze culturali.

2. La dissoluzione dell'ordine europeo.

2.1 I segni precursori dell'instabilità: competizioni interstatali e imperialismi, conflitti regionali, ideologie nazionaliste.

2.2 La prima guerra mondiale.

2.3 Le due rivoluzioni russe e il comunismo di guerra. I movimenti di massa in Europa e il fallimento della rivoluzione in occidente. La crisi dello Stato liberale in Italia.

2.4 I trattati di pace e la nuova mappa geopolitica mondiale. I movimenti di liberazione nel Terzo mondo e il nodo del Medio Oriente. Le relazioni internazionali e la Società delle Nazioni.

2.5 La fabbrica del consenso: la radio, il cinema e i nuovi modelli della vita privata.

3. Dalla guerra alla guerra. Strategie e tentativi di controllo della crisi.

3.1 Scenari e attori internazionali della crisi. La frammentazione del mercato mondiale.

3.2 L'emergenza totalitaria: lo stato fascista in Italia, l'ascesa del nazismo in Germania, la diffusione dei regimi autoritari in Asia e in America latina.

3.3 La sfida dell'Unione Sovietica e il socialismo in un paese solo; l'industrializzazione forzata e le basi sociali dello stalinismo; il partito-Stato e il mosaico delle nazionalità.

3.4 Crisi economica e risposte delle democrazie occidentali: gli Stati Uniti e il New Deal, le politiche economiche keynesiane in Francia, Gran Bretagna e nei paesi scandinavi.

3.5 L'insicurezza collettiva e l'erosione della pace: i fronti popolari e la guerra civile spagnola. L'espansionismo hitleriano, il riarmo e il fallimento delle diplomazie.

3.6 La seconda guerra mondiale come conflitto totale. Le conseguenze politiche ed economiche.

4. Il mondo bipolare.

4.1 L'ordine delle superpotenze: la conferenza di Yalta e la divisione del pianeta in sfere d'influenza; gli accordi di Bretton Woods e il sistema economico internazionale; la nascita dell'ONU. La fine della "grande alleanza" e la guerra fredda. Il potere atomico e l'equilibrio del terrore.

4.2 I due blocchi tra competizione e distensione: gli USA e la "nuova frontiera" kennedyana; il processo di unificazione europea; la destalinizzazione in URSS; le democrazie popolari dell'est.

4.3 L'Italia repubblicana: istituzioni, sviluppo economico, lotta politica, squilibri sociali.

4.4 L'esplosione della periferia: inflazione demografica e decolonizzazione del Terzo Mondo; India e Cina, due decolonizzazione del terzo Mondo; India e Cina, due rivoluzioni a confronto; la crisi del sud-est asiatico; questione palestinese e conflitti arabo-israeliani; l'emancipazione dell'Africa; dipendenza economica e dittature militari in America latina.

4.5 La Chiesa cattolica e la "svolta" del Concilio vaticano II.

4.6 Il sessantotto.

5. Verso il nuovo ordine mondiale.

5.1 Le trasformazioni dell'economia e la società post-industriale. Lo squilibrio Nord/Sud e i limiti dello sviluppo. Movimenti demografici e migrazioni internazionali.

5.2 Il sociale ridefinito: soggettività emergenti, movimenti collettivi e istituzioni diffuse; il microsistema della famiglia. Le patologie sociali. Il governo della società complessa.

5.3 Rivoluzione informatica e tecnologica; la diffusione planetaria dei mass media, il confronto tra culture. Scienza e nuovi problemi.

5.4 La "rivoluzione" del 1989: crollo di sistemi, imperialismi e localismi.

5.5 La geopolitica ridefinita: spinte nazionalistiche e identità nazionali. Comunità sovranazionali. Fondamentalismi, nuove emarginazioni. Uso delle risorse e redistribuzione della ricchezza.

 

INDICAZIONI DIDATTICHE

1. Il pensiero storico, in quanto metodo e forma di spiegazione euristica della realtà umana e sociale, è parte costitutiva e integrante del sapere e della cultura occidentale. La nostra cultura è intimamente storica. In questo senso la storia può essere riconosciuta come una espressione culturale diffusa e come un peculiare modello di investigazione della realtà. La pervasività stessa del pensiero storico consente la sua trasformazione in senso comune storico, su cui possono innestarsi usi sociali, politici ed ideologici, talvolta impropri, rispetto ai quali la scuola ha compiti di chiarificazione e di critica.

2. La storia è la disciplina che studia e indaga le differenze e il mutamento, le strutture, le permanenze e le continuità; rapporta l'evento al contesto generale specifico; inserisce il caso particolare in una trama di relazioni, retaggi, opportunità; considera in un'ottica di complessità soggetti, azioni, comportamenti e valori. La storia dunque si realizza come operazione di selezione, contestualizzazione, interpretazione e come disciplina fondata su un metodo rigoroso di indagine sui fatti, su una tecnica collaudata di ricerca delle relazioni, su una ermeneutica controllabile ed esplicita. Infine procede alla spiegazione di eventi, processi e permanenze mediante proprie tecniche di discorso.

3. Finalità essenziale dell'insegnamento storico è quella di educare gli studenti alla consapevolezza del metodo storico, per ciò che attiene all'accertamento dei fatti, all'investigazione, all'utilizzo, all'interpretazione delle fonti, all'esposizione delle argomentazioni. Ciò avviene non su procedure astratte, ma in stretta relazione e interdipendenza con i contenuti. L'interazione metodo/contenuti costituisce l'asse privilegiato della didattica storica. Nel pieno rispetto di tale interazione, l'insegnante sceglie percorsi didattici, finalizzati all'acquisizione di obiettivi cognitivi e metodologici, programmaticamente individuati ed esplicitati, percorsi che utilizzano - a misura degli studenti - le procedure del metodo storico: formulazione delle domande, definizione del "nodo problematico", sviluppo delle dinamiche interne e delle interrelazioni contestuali, accertamento delle eredità.

4. La storiografia offre la possibilità di puntualizzare mezzi di indagine e modelli di interpretazione, e consente il vaglio critico del patrimonio delle conoscenze acquisite e il loro utilizzo, la possibilità di confronti e di comparazioni. Essa consente altresì di individuare i punti di vista, i riferimenti ideologici, la strumentazione teorica e concettuale.

5. La struttura dei contenuti proposti, composta da grandi contestualizzazioni e dalla loro articolazione, si incontra con le modalità di apprendimento proprie del giovane che ha bisogno di "viaggiare" tra le grandi generalizzazioni e l'esattezza del concreto. Essa segnala un metro per risolvere la prescrittività dei programmi di storia, stretti tra la complessità e l'ampiezza dei fatti da esaminare, la necessità della selezione e il rapporto non episodico con la riflessione storiografica.

6. I contenuti individuati riguardano in particolare l'uomo associato in collettività, teso a realizzare un'esistenza accettabile, a sfruttare al meglio il patrimonio delle conoscenze accumulate, inserito in un contesto dato di relazioni, di vincoli, di rappresentazioni e autorappresentazioni, di possibilità e rapporto tra uomo, natura e cultura e tra collettività e sfruttamento delle risorse ambientali; le forme di governo delle risorse, delle culture, delle società; l'articolazione delle identità e delle soggettività.

7. Nello stesso modo in cui lo storico utilizza fonti documentarie che sono oggetto di indagine da parte di discipline non assimilabili alla storia (geografia, linguistica, filosofia, economia, psicologia, sociologia, etologia, ecc.) - proponendo così una ricerca di tipo pluridisciplinare o interdisciplinare -, anche l'insegnante di storia deve saper utilizzare una strumentazione ermeneutica pluridisciplinare. Ad essa lo predispone la stessa natura della storia che mutua, all'occasione, da altre discipline lessico e quadri di riferimento concettuali.

8. La didattica storica qui prospettata necessita di una strumentazione di supporto articolata e accessibile: carte geografiche, tabelle cronologiche e sinottiche, manuali di storia, testi storiografici, testi documentari, raccolta di fonti, riproduzioni di documenti, materiale computerizzato ecc.

 

Così configurata, questa didattica costituisce un vero e proprio laboratorio di storia (ove possibile da realizzare anche in una sede apposita), del quale fanno parte a pieno titolo visite ad archivi pubblici e privati e a musei.

Prove di verifica

A seconda della tipologia dell'unità di studio, cambiano le prove di verifica. Ad esempio un lavoro di concettualizzazione spazio-temporale richiede che lo studente dimostri la padronanza di carte geografiche e cronologiche; un lavoro sulle fonti, che lo studente dimostri di saper formulare questionari di interrogazione di un documento, o di saper confrontare più documenti in modo corretto; un lavoro che implichi la lettura dei testi differenziati (manuali, saggi e articoli divulgativi) richiede che lo studente dimostri le proprie competenze d'uso di generi testuali diversi; se l'allievo deve riferire - oralmente o per iscritto - sul proprio lavoro, si richiede la capacità di pianificare una relazione, di argomentare con proprietà, di servirsi del lessico specifico, di operare rimandi alle fonti di informazione. Se l'allievo deve dimostrare di possedere le conoscenze studiate, saranno utili prove strutturate quali domande vero falso e a risposta multipla, testi a completamento, ecc.

E' essenziale, infine, che l'insegnante accerti le competenze, le conoscenze e le abilità acquisite dagli allievi, mediante prove di ingresso, predisposte in funzione sia del raccordo col biennio, sia dell'unità di studio prescelta.

 

Note alla programmazione

Il programma mette a disposizione del docente un materiale suddiviso e organizzabile in modo da progettare programmazioni che, oltre a garantire l'acquisizione delle conoscenze essenziali, rispondano ai bisogni degli studenti, agli stili di insegnamento, alle disponibilità orarie. Tale flessibilità permette di caratterizzare l'insegnamento rispetto all'indirizzo e di costruire occasioni interdisciplinari.

La struttura dei contenuti proposti è composta da grandi contestualizzazioni, corrispondenti alle titolazioni di ciascun contenuto (indicate con i numeri), ciascuna delle quali si articola in un itinerario possibile, (indicato dalla serie di lettere). Queste articolazioni vanno intese come piste di lettura utili per la esplicitazione delle contestualizzazioni.

Sono prescrittivi, per ciascun anno, tutte le contestualizzazioni e non meno di tre itinerari.

Le contestualizzazioni sono prescrittive perchè nel loro insieme consentono di costruire una mappa cognitiva utile per comprendere il periodo storico previsto nell'anno. E' prescrittivo lo studio di almeno tre itinerari, in modo da garantire una varietà sufficiente di approcci, e da abituare lo studente al lavoro di confronto tra fatti e contestualizzazioni.

L'insegnante potrà costruire, inoltre, uno o più itinerari - sostitutivi di quelli proposti - combinando in modo coerente e storicamente significativo singoli punti, tratti dalle diverse articolazioni (contrassegnate dalle lettere), in modo da percorrere trasversalmente i contenuti proposti. Ciascun contenuto è suscettibile ancora di approfondimenti culturali di ricerca anche nella dimensione storica locale.

Dal monte ore a disposizione, un terzo potrà essere dedicato allo studio delle contestualizzazioni; la restante parte - dedicata allo studio degli itinerari - potrà essere ripartita secondo le esigenze della programmazione.

La metà del XVII secolo e la fine del XIX separano lo studio nelle tre annualità. Tale periodizzazione non segnala una cesura netta. Infatti, il programma è costruito con percorsi tematici che possono sovrapporsi cronologicamente e svilupparsi secondo temporalità proprie.

Il programma dell'ultimo anno è presentato in forma più analitica. Tale scelta nasce dall'esigenza di fornire, attraverso conoscenze più ampie e approfondimenti indispensabili, una piena comprensione del proprio tempo.

 

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ISTITUTI PROFESSIONALI 

TRIENNIO DI QUALIFICA

Ministero della Pubblica Istruzione

Direzione Generale dell'Istruzione Professionale

Programma di Storia per il Triennio di qualifica
degli Istituti Professionali

pubblicato sul Supplemento ordinario n. 31 alla G.U. n. 36 del 13 febbraio 1997

FINALITA'

L'insegnamento della storia e' finalizzato a promuovere interesse e intrinseca motivazione per la conoscenza storica e a sviluppare la capacita' di:
1. riconoscere la struttura del fatto storiografico;
2. operare con le strutture del pensiero spazio-temporale proprie della storiografia;
3. utilizzare schemi causali per spiegare fatti storici;
4. produrre informazioni mediante fonti e organizzarle in schemi e testi di tipo storiografico
5. utilizzare gli schemi cognitivi formati con lo studio della storia per analizzare la trama di relazioni - economiche, sociali, politiche, culturali - nella quale si e' inseriti;
6. dare significato e valore alla conservazione e tutela del patrimonio storico-culturale;
7. comprendere la dimensione storica dei problemi ecologici;
8. comprendere la dimensione storica delle differenze di sviluppo dei paesi attuali;
9. ampliare il proprio orizzonte culturale attraverso la conoscenza di sistemi sociali diversi;
10. individuare e storicizzare le differenze di etnie, di nazione, di religione, di cultura, di genere.
11. comprendere i problemi della pacifica convivenza tra i popoli, della solidarieta' e del rispetto reciproco;
12. capire e storicizzare l'identita' come crocevia di relazioni mutevoli nel tempo e integrazione di durate.
13. scoprire e dare significato alla dimensione storica del mondo attuale;
14. riconoscere e analizzare gli usi sociali e politici della storia, della memoria storica e delle tradizioni;
15. scoprire e comprendere i rapporti della dimensione biografica ed autobiografica con la dimensione collettiva dei processi storici;
16. scoprire e comprendere il rapporto tra la dimensione storica del presente e le plausibili previsioni di tendenze future.

Le finalita' sono raggruppate secondo la loro funzione cognitiva , formativa, orientativa.
Le finalita' sopra enunciate - in particolare quelle formative - dovranno essere messe in raccordo - nella programmazione - con quelle relative ai compiti educativi "trasversali" propri dell'educazione civica, educazione interculturale, dell'educazione alla pace, alla legalita', allo sviluppo, all'immagine, alla tutela dell'ambiente, in una prospettiva che tenga conto del contesto nel quale gli allievi vivono e delle esperienze da loro vissute.
Nell'ambito delle finalita' enunciate l'insegnamento dovra' essere indirizzato al chiarimento delle interpretazioni dei fenomeni storici fondate su coppie di categorie quali: "individualizzazione/massificazione", "dipendenza/indipendenza", "concordanza/opposizione", "coerenza/contraddizione" ...
Con l'apertura di nuove prospettive mentali e culturali l'insegnamento-apprendimento della storia dovra' concorrere al superamento di posizioni pregiudiziali quali l'"etnocentrismo", il "sociocentrismo", il "sessocentrismo" - derivanti da preclusioni e da diffidenze preconcette nei confronti di cio' che si presenta con carattere di novita' o di discrepanza rispetto al gia' noto.
A ciascun gruppo di finalita' corrispondono numerosi obiettivi. Gli obiettivi sono raggruppati secondo le funzioni cognitive e formative loro assegnate e sono disposti, per quanto possibile, in ordine di difficolta' crescente: dal riconoscimento alla produzione; dalla classificazione dei fatti alla spiegazione; dall'apprendimento al transfert. Il grande numero degli obiettivi ha lo scopo di rendere piu' agevole la programmazione in ordine alla loro selezione e graduazione.

 

OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO

Alla fine del triennio lo studente deve dimostrare di possedere le conoscenze relative ai temi trattati nei moduli di apprendimento organizzati nella programmazione e le competenze cognitive e operative che il docente puo' individuare scegliendo nel seguente elenco di obiettivi quelli piu' adatti alla sua classe, all'impostazione della mediazione didattica e alle caratteristiche degli strumenti utilizzati nel suo insegnamento. La indicazione del gran numero di obiettivi qui di seguito enunciati deve essere considerata una risorsa che permette al docente di selezionare e curricolare quelli corrispondenti alla effettiva programmazione dell'insegnamento.
L'elencazione degli obiettivi procede, per quanto possibile, con criteri di gradualita'. Essa indica man mano funzioni cognitive e metacognitive, abilita' di tipo operativo, intellettivo e linguistico per giungere a mete educative e formative d'ordine analitico e critico.
La puntualita' dell'elencazione e la ripetuta enunciazione di taluni termini sono indirizzate a richiamare l'attenzione sulla fitta interconnessione esistente fra gli elementi didatticamente significativi e sull'opportunita' di proporre ai discenti un'ampia gamma di stimoli formativi secondo criteri di adeguazione agli effettivi contesti di insegnamento-apprendimento.
Spetta agli insegnanti selezionare gli obiettivi, tararli e graduarli stabilendo condizioni , strumenti e facilitazioni delle prestazioni degli studenti. Spetta agli insegnanti programmarli in modo che alla fine di ciascun anno siano verificabili il mutamento e il guadagno cognitivo di ciascun allievo rispetto ai livelli verificati inizialmente e che alla fine del triennio si possa verificare l'approssimazione massima possibile al raggiungimento delle finalita' prescritte.

1. classificare i fatti storici in ordine alle durate, alle scale spaziali, ai soggetti implicati;
2. tematizzare in modo coerente un fatto storico riconoscendo soggetti, fatti, luoghi, periodi che lo costituiscono;
3. selezionare le informazioni in coerenza con la tematizzazione stabilita;
4. individuare la rilevanza attribuita ai diversi soggetti storici (individui, soggetti istituzionali, soggetti collettivi, forze impersonali);
5. distinguere nei testi storiografici le informazioni fattuali, le concettualizzazioni, le valutazioni e i giudizi;
6. leggere selettivamente un testo storiografico, distinguendone le parti costitutive di narrazioni, di descrizioni, di argomentazioni;
7. ristabilire la coerenza temporale di un testo storiografico confuso;
8. utilizzare atlanti storici e geografici, schemi ad albero, schemi di spiegazione, tabelle, grafici allo scopo di comprendere testi storiografici;
9. schematizzare mediante diagrammi temporali la datazione, la successione, la contemporaneita', la durata, la periodizzazione dei fatti storiografici studiati;
10. schematizzare mediante diagrammi temporali le serie di fatti studiati;
11. individuare su mappe la contemporaneita' delle societa', delle strutture economiche e sociali, delle religioni;
12. individuare su diagrammi temporali la successione delle societa', delle strutture economiche e sociali, delle religioni relative ad un medesimo spazio;
13. individuare su diagrammi temporali le durate delle societa', delle strutture economiche e sociali, delle religioni
14. individuare i periodi significativi nelle ricostruzioni storiche;
15. usare carte storiche per individuare localizzazione, contestualizzazioni, distribuzioni, relazioni spaziali dei fenomeni storici;
16. mettere le conoscenze di fatti storici in relazione con le conoscenze dei contesti sociali entro i quali essi si svolsero;
17. mettere le conoscenze di fatti storici in relazione con le conoscenze dei contesti istituzionali entro i quali essi si svolsero;
18. comprendere che la conoscenza dei contesti e' indispensabile per capire i fatti storici;
19. mettere le conoscenze di fatti storici in relazione con le conoscenze dei contesti ambientali entro i quali essi si svolsero;
20. riconoscere la funzione della localizzazione dei fatti storici ai fini della comprensione del loro svolgimento
21. riconoscere la funzione della distribuzione spaziale di oggetti e di fenomeni nello svolgimento dei fatti storici;
22. riconoscere il modo in cui il contesto spaziale ha influito sullo svolgimento di un fatto storico;
23. riconoscere la funzione delle relazioni spaziali nello svolgimento dei fatti storici;
24. individuare i termini di problemi storici relativi alle ricostruzioni di fatti studiati;
25. costruire un modello di una spiegazione storiografica;
26. individuare su diagrammi temporali le relazioni tra i fenomeni in modo da costruire gli schemi di spiegazione temporalizzati;
27. individuare cicli, congiunture, periodizzazioni con funzioni esplicative;
28. individuare la funzione degli eventi nelle ricostruzioni dei processi storici e nelle spiegazioni storiche;
29. produrre oralmente e per iscritto testi descrittivi di strutture spaziali, demografiche, economiche, sociali, culturali;
30. dare organizzazione temporale alle informazioni e alle conoscenze in modo da costruire intrecci narrativi sensati;
31. usare con proprieta' i concetti interpretativi fondamentali appresi nello studio dei fatti storiografici;
32. elaborare un testo argomentativo relativo ad una spiegazione storiografica;
33. utilizzare le testimonianze allo scopo di produrre informazioni - dirette e, specie, inferenziali - attendibili relativamente ad un tema;
34. realizzare ricerche storiche strutturate didatticamente dall'insegnante;
35. produrre un breve testo di tipo storiografico con le informazioni prodotte;
36. riconoscere nelle interpretazioni divergenti, che gli storici danno di un medesimo fatto o fenomeno, le differenze in ordine alle ricostruzioni fattuali, alle concettualizzazioni, alle problematizzazioni e spiegazioni, all'uso delle fonti e degli operatori temporali impiegati;
37. riconoscere le funzioni e il valore dei musei, degli archivi, dei monumenti e dei centri storici;
38. distinguere gli aspetti storici di fenomeni ecologici attuali;
39. problematizzare le differenze di condizioni di vita, di religione, di cultura di individui e di gruppi umani;
40. spiegare in termini storiografici le differenze di condizioni di vita, di religione, di cultura di individui e gruppi umani studiati;
41. spiegare in termini storiografici i livelli di sviluppo attuali di paesi diversi;
42. distinguere le durate storiche degli elementi di identita' dei gruppi umani attuali;
43. distinguere le durate differenti delle componenti del contesto ambientale e sociale nel quale si svolge la vita dello studente;
44. distinguere le durate differenti dei fenomeni che costituiscono il mondo attuale;
45. individuare le relazioni tra i fenomeni di differente durata costituenti il mondo attuale;
46. riconoscere il rapporto tra ricorrenze civili e memoria dei fatti storici;
47. riconoscere nei riti e nelle tradizioni la funzione di trasmettitori di memoria;
48. riconoscere la funzione dei riferimenti storici nei discorsi sul presente;
49. utilizzare la strumentazione spazio-temporale propria alla storiografia per ricostruire il passato personale in rapporto col passato sociale;
50. elaborare serie cronologiche di dati riguardanti i fenomeni del presente in proiezioni plausibili verso il futuro.
51. individuare le strategie e le tecniche di lettura e studio adeguate alla struttura e alle caratterisitiche del testo storiografico scolastico;
52. organizzare le procedure piu' congrue allo studio di testi storiografici esperti.

 

CONTENUTI
L'articolazione dei contenuti
Gli argomenti storici sono individuati secondo un doppio criterio di selezione e di organizzazione dei temi e secondo una duplice scala temporale. Il programma li organizza in due gruppi, uno sulla storia dei periodi preindustriali, l'altro sulla storia otto-novecentesca. Nel loro insieme i due gruppi disegnano due itinerari indirizzati a far costruire la conoscenza delle radici remote e di quelle prossime del mondo attuale. Tra le radici prossime si sono privilegiate le rivoluzioni settecentesche e i susseguenti processi di mutamento che hanno prodotto i caratteri differenziali del mondo attuale rispetto al mondo preindustriale. Ma il mondo attuale si costituisce anche di aspetti che si sono formati attraverso processi che risalgono a tempi piu' lontani e che hanno trasmesso i loro effetti fino al tempo presente, percio' l'intero primo anno e' destinato al loro insegnamento-apprendimento.
La proposta di selezione e organizzazione dei contenuti per il primo anno punta a creare le condizioni per il recupero e la ristrutturazione delle conoscenze sulla storia delle eta' preindustriali. Lo scopo e' quello di formare, innanzitutto, le conoscenze dei quadri strutturali di lunga durata come quelle riguardanti le radici remote del mondo attuale. Essi si formano mediante una trattazione di modelli, di tipologie di forme che hanno caratterizzato - coesistendo e sovrapponendosi - il mondo nell'epoca dell'antichita' mediterranea, il mondo nell'epoca dell'Europa medievale, il mondo nell'epoca dell'Europa moderna.
Inoltre altre trattazioni potrebbero riguardare i processi di formazione o i processi di mutamento - nel caso che gli insegnanti ritenessero percorribile anche tale direzione. Percio' potrebbe diventare elemento fondamentale del percorso formativo l'analisi delle spiegazioni che gli storici hanno elaborato allo scopo di rendere intellegibile la formazione o la trasformazione di strutture economiche, sociali, culturali.
L'insegnamento di tali temi punta ad ottenere la formazione di una cultura storica costituita dalla conoscenza delle descrizioni di grandi strutture, dalla conoscenza della loro formazione o dissoluzione e dalla conoscenza di situazioni del mondo in alcune fasi della storia.
La cultura storica potrebbe risultare formata dalla conoscenza dei contesti di tutte le storie possibili, da mappe cognitive fondamentali disponibili ad integrare altre conoscenze, ad esempio quelle da incontrare in altri istituti dagli studenti trasmigranti.
Infine la cultura storica potrebbe sostanziarsi di conoscenze che rendono piu' visibili e comprensibili le relazioni tra aspetti demografici, economici, sociali, politici e culturali.
L'acquisizione di tali conoscenze mediante procedimenti operativi dovrebbe generare un gruppo di strumenti e schemi concettuali di ampia utilizzazione.
Se, dunque, venissero dotati di conoscenze di sfondi integratori, ma anche di schemi concettuali e di modelli di concettualizzazione, gli studenti potrebbero disporre di pre-conoscenze e di quadri di riferimento utili alla comprensione della storia otto-novecentesca e delle permanenze tuttora vitali.
Inoltre la mediazione didattica su indicata e le caratteristiche delle conoscenze storiche da far studiare ed apprendere potrebbero favorire il soddisfacimento di un'altra esigenza di una cultura storica condivisa. Esse potrebbero agevolare la comunicazione sociale non solo grazie ai punti di riferimento comuni ma specialmente perche' mettono in atto la condivisione di modalita' di pensiero, di strutture mentali, di modi di rendere intellegibili la realta' nei suoi aspetti temporali. Insomma, al di la' della fornitura a tutti di alcune conoscenze sul passato, quello che puo' costituire un patrimonio comune e' la capacita' di vedere le cose secondo una razionalita' comunicabile e comprensibile perche' fondata su strutture cognitive e schemi condivisi.

 

 

I ANNO

1. AVVIO ALLO STUDIO DELLA STORIA
a) Per motivare allo studio della storia. Le immagini di storia degli studenti. L'uso della storia. La storia come discorso. Narrazioni storiche e narrazioni non storiche. Preconoscenze e schemi cognitivi degli studenti.
Le strutture temporali degli studenti. Pratiche di studio della storia.
Presentazione del programma e delle modalita' di lavoro...

 

2. AVVIO ALLO STUDIO DELLE RADICI REMOTE DEL MONDO ATTUALE.
a) Per motivare allo studio della storia del mondo preindustriale. Le immagini delle storie dei periodi preindustriali. L'uso delle storie dei periodi preindustriali. Preconoscenze e schemi cognitivi degli studenti.
Le strutture spazio-temporali degli studenti e la ricostruzione del passato personale. Presentazione del programma e delle modalita' di lavoro.
b) Il mondo attuale come mondo storico. Descrizioni delle civilta' attuali negli aspetti demografici, economico-sociali, politici e culturali che derivano dal passato. Descrizioni degli aspetti modernizzatori delle civilta' attuali. Rilevazione e rappresentazione grafica delle stratificazioni delle durate degli aspetti delle civilta' attuali. Un questionario per lo studio del passato remoto.

3. POPOLAMENTO DELLA TERRA, AMBIENTI, CULTURA MATERIALE
La diffusione dell'uomo sul pianeta Terra. Gli aspetti distributivi della popolazione nel mondo. Le determinanti ambientali ed alimentari dell'andamento demografico. Le tecniche, le forme di energia, le culture materiali.
I predetti argomenti vanno tematizzati in periodi esemplari quali, ad es.:
a) il periodo dell'ominazione e dell'occupazione di nicchie ecologiche differenti;
b) il periodo delle rivoluzioni agricole
c) il periodo della formazione dei grandi imperi
d) il periodo delle esplorazioni geografiche della prima eta' moderna
Le grandi migrazioni.
Analisi, a scopo esemplificativo, di una o alcune delle grandi emigrazioni: dei popoli indoeuropei, dei popoli germanici, delle popolazioni arabe, delle popolazioni europee e di quelle africane durante il colonialismo moderno.

4. LE FORMAZIONI ECONOMICHE E SOCIALI
ANTICHITA'
a) Preistoria. Societa' tribali, ambienti, risorse dal paleolitico al neolitico. Economie e societa' di "raccolta". Le prime societa' agricole.
b) La civilizzazione neolitica. Le citta' inde, mesopotamiche, cinesi; le citta' greche; le citta' mesoamericane; l'impero romano.
c) Le economie e le societa' schiavistiche. Modi di produzione. Rapporti di produzione. La villa. Stratificazione sociale. Guerre, economia, societa'. Poteri politici e schiavismo.

MEDIOEVO
d) La societa' feudale. Signoria fondiaria e signoria di banno. Le gerarchie di funzioni e di potere. Le citta' europee medievali.

ETA' MODERNA
e) L'economia-mondo capitalistica. Gerarchie economiche e spaziali. Forme di produzione e rapporti di produzione. La divisione territoriale del lavoro. Forme moderne di lavoro schiavistico e coatto. La funzione dello stato moderno. La funzione delle guerre. Le congiunture.
f) L'antico regime economico e sociale. La vita materiale nelle campagne e nelle citta'. Modelli di famiglia. L'economia di sussistenza. I cicli economici e le crisi cicliche. I privilegi e le liberta' di ceti, di corporazioni, di comunita'.

5. LE ORGANIZZAZIONI POLITICHE E GIURIDICHE
ANTICHITA'
a) La struttura della citta'-stato. Forme oligarchiche e forme democratiche di governo. Cittadini e schiavi. Nascita della politica. Nascita del diritto.
b) L'organizzazione politica e giuridica dell'impero romano. L'organizzazione delle province. La romanizzazione. Le culture diversificate delle grandi aree provinciali. Il ruolo della vita cittadina. I ceti dominanti. L'esercito.

MEDIOEVO
c) Le organizzazioni territoriali dell'Europa medievale.Impero, monarchie, feudi, comuni. Le istituzioni e l'organizzazione dei poteri.

ETA' MODERNA
d) Le organizzazioni territoriali dell'Europa moderna. Stati nazionali e stati regionali: particolarismi ed accentramento. Istituzioni e organizzazione dei poteri.

6. LE VISIONI DEL MONDO
ANTICHITA'
a) Le religioni delle societa' arcaiche. Forme e aspetti della creativita' religiosa dell'uomo arcaico. Le rappresentazioni totemiche. L'animismo. Cerimonie di iniziazione. I miti e i tabu'. Il pensiero magico.
b) Religioni del mondo classico. Riti agrari. Riti funerari. Culti pubblici e culti privati. Religione e famiglia. Religione e guerra. Rapporto tra istituzioni religiose e istituzioni politiche.
c) Il giudaismo. La Bibbia e gli altri testi religiosi. La diaspora. Tabu' alimentari e digiuno. Prescrizioni rituali. Riti. Norme del diritto e del costume. Norme morali. Il messianesimo. La concezione del tempo e della storia. Concezione dei rapporti uomo-donna...
d) Il cristianesimo. Le origini. La chiesa e l'impero universale cristiano. Vecchio e nuovo testamento. La concezione del tempo e della storia. Concezione del rapporto uomo-donna...
e) L'induismo. Criteri per stabilire superiorita' e inferiorita' sociale. Gerarchia e interdipendenza delle caste. Rapporti tra potere religioso e potere politico. La concezione della divisione del lavoro...
f) Il buddismo. La concezione del destino dell'uomo e del dolore. Diffusione missionaria e carattere "universale"...
g) Il confucianesimo. L'etica confuciana. Concezione dei rapporti sociali e regole di comportamento. Concezione della famiglia. Concezione dello stato. Funzione degli studi nella vita sociale. Il confucianesimo come pratica e ideologia di governo...


MEDIOEVO
g) L'islamismo. Il rapporto dell'islam con l'ebraismo e il cristianesimo. I riti e i tabu'. Concezione del rapporto uomo-donna. La famiglia. Rapporto tra religione e diritto. Religione e stato. Religione e guerra. Religione e istruzione...

ETA' MODERNA
h) Il protestantesimo. Le differenze tra le diverse riforme. Gli ordinamenti disciplinari e cultuali. L'istituzione matrimoniale e il divorzio. Concezione dei rapporti uomo-donna. Mentalita' religiosa e comportamenti economici...
i) La visione laica. Idea di tolleranza, individualismo, razionalismo, nuove concezioni scientifiche, utilitarismo, cosmopolitismo.

7. IL MONDO ATTUALE TRA PASSATO E FUTURO
Le continuita', le rotture, le specificita'. Le identita' come eredita' e differenze. I problemi che hanno radici remote.

 

 

II ANNO

8. LE RIVOLUZIONI ALL'INIZIO DELL'ETA' CONTEMPORANEA
a) Il mondo alla meta' del Settecento. L'antico regime europeo. I domini coloniali europei. Le organizzazioni politiche nel mondo non europeo. Le religioni e le concezioni scientifiche. I modi di produzione e la cultura materiale.
b) Rivoluzioni culturali: la rivoluzione scientifica; l'illuminismo, diffusione di nuovi modelli comportamentali.
c) La rivoluzione americana. La costituzione. Il modello di stato federale. Istituzioni e diritti politici.
d) La rivoluzione francese.
e) La rivoluzione industriale inglese fra meta' '700 e meta' '800.


STORIA CONTEMPORANEA

 9. LE TRASFORMAZIONI ECONOMICHE E SOCIALI NEL MONDO DURANTE L'800
a) Il mondo nella prima meta' dell'800. L'eredita' del secolo XVIII e delle rivoluzioni. Permanenze e mutamenti nelle strutture demografiche, tecniche, produttive, sociali, politiche e culturali.
b) Lo sviluppo industriale nel mondo dell'800. Le congiunture e i tempi differenziali dell' industrializzazione nel mondo.
c) La societa' industriale ottocentesca. Ascesa della borghesia e nascita del mondo borghese. I nuovi soggetti storici: imprenditori e proletariato. Le donne nel mondo borghese e le donne proletarie. La permanenza dell'aristocrazia e del mondo contadino. Diritti politici e forme di rappresentanza politica.
d) Formazione di imperi coloniali e modificazioni della carta geopolitica mondiale. Le civilta' extraeuropee colonizzate. L'economia nell'eta' dell'imperialismo.
e) Lo sviluppo industriale italiano e le sue conseguenze. La questione meridionale. L'emigrazione. La societa' italiana del primo '900.

10. LE TRASFORMAZIONI POLITICHE E SOCIALI IN EUROPA DURANTE L'800
a) I mutamenti politici nel lungo periodo. Nazionalismi e nascita di stati nazionali. Modelli di regimi politici e di meccanismi elettorali. Il Risorgimento e la formazione dello stato italiano.
b) I movimenti di opinione, i movimenti sindacali, i movimenti politici nel lungo periodo. Il conflitto sociale. Il movimento operaio. Il movimento femminista. Nascita dei partiti di massa.
c) I mutamenti politico-culturali. Le nuove visioni del mondo: liberalismo, socialismo. Lo sviluppo dell'istruzione. Stampa e opinione pubblica.

11. LA DISSOLUZIONE DELL'ORDINE EUROPEO
a) Il mondo all'inizio del '900. Permanenze e mutamenti nelle strutture demografiche, produttive, sociali, politiche e culturali.
b) La I guerra mondiale. Novita' della guerra: carattere mondiale e di massa; le nuove tecnologie; espansione dell'intervento dello stato nei confronti dell'economia e della societa'.
c) Il mondo del dopoguerra. Il bilancio della guerra: le perdite umane, i costi economici, i costi sociali. La nuova mappa geopolitica mondiale. Le tensioni internazionali. La congiuntura economica. I conflitti sociali...

 

 

III ANNO

12. LA FORMAZIONE DI REGIMI DITTATORIALI E TOTALITARI IN EUROPA
a) La rivoluzione russa e la formazione del regime socialista sovietico. Collettivizzazione della terra e sviluppo dell'industria pesante. La nuova struttura economica e la nuova struttura sociale. Lo stalinismo.
b) Il fascismo. Da movimento a partito a regime dittatoriale. La repressione delle opposizioni.
c) Il nazismo. Societa' e stato. Persecuzione delle opposizioni e delle minoranze etniche. L'"ordine nuovo" nazista. I campi di sterminio.

13. LE CONGIUNTURE ECONOMICHE TRA LE DUE GUERRE MONDIALI
a) Modelli di economia: economie di mercato, pianificate, miste. Lo sviluppo economico degli USA
b) La grande crisi del 1929. Forme di interdipendenza economica nell'economia mondiale capitalistica. Alcune risposte alla crisi.
Il New Deal statunitense. Le socialdemocrazie scandinave. Le tendenze dell'economia tra il 1929 ed il 1939.
c) L'economia italiana tra le due guerre.

14. LA SECONDA GUERRA MONDIALE
a) Il mondo alla vigilia della II guerra mondiale. Permanenze e mutamenti rispetto al mondo del primo '900.
b) La II guerra mondiale. L'"ordine nuovo" tedesco e l'"ordine nuovo" giapponese. Il coinvolgimento delle popolazioni civili. Le ideologie in conflitto. La resistenza come fenomeno internazionale. Uso bellico dell'energia nucleare. L'espansione dell'intervento pubblico sull'economia.
c) Il mondo nel secondo dopoguerra. I costi umani, economici, sociali e culturali della guerra. Conseguenze politiche della disponibilita' bellica dell'energia atomica. Il bipolarismo, la formazione dei blocchi, l'equilibrio del terrore e la "guerra fredda".
d) La ripresa economica europea: la ricostruzione e il piano Marshall. Cicli e congiunture economiche. Le grandi trasformazioni. Interdipen- denza planetaria delle economie nazionali.

15. LA FORMAZIONE DELL'ITALIA REPUBBLICANA
a) La nascita della repubblica italiana. La Costituzione. I meccanismi elettorali. Le istituzioni.
b) La ricostruzione e lo sviluppo nel dopoguerra. Il piano Marshall. Caratteristiche e congiunture dello sviluppo italiano.
c) L'organizzazione politica e lo sviluppo istituzionale. Conflitti sociali e conquista dello stato sociale. Le congiunture sociali.

16. LE TRASFORMAZIONI GEOPOLITICHE DEL MONDO
a) La decolonizzazione. Neocapitalismo e neocolonialismo. Sviluppo e sottosviluppo. Formazione dello stato d'Israele e questione palestinese. Nuove grandi migrazioni.
b) La costruzione dell'unita' economica e politica dell'Europa occidentale.
c) Fine dei regimi socialisti dell'Europa orientale. Fine del bipolarismo. Nuovi conflitti nazionali.

17. IL FUTURO DEL MONDO
a) Societa' di massa e nuovi consumi. Il problema della gestione delle risorse mondiali: questione ambientale, esplosione demografica e limiti dello sviluppo.
b) I nuovi tecnosistemi . Lo sviluppo dei sistemi di comunicazione.

UN MODULO DI STORIA SETTORIALE
Uno dei moduli deve essere svolto mediante l'organizzazione di temi di storia settoriale pertinente a ciascuno degli indirizzi professionali: storia dell'agricoltura - storia dell'abbigliamento e della moda - storia dell'industria - storia dell'impresa - storia del commercio - storia dell'alimentazione - storia dell'editoria e della grafica - storia dell'assistenza.... Tale modulo deve permettere allo studente di riconoscere l'attinenza della conoscenza storica al campo professionale nel quale puo' svolgersi il suo destino biografico e di utilizzare la conoscenza storica allo scopo di dare piu' senso all'attivita' professionale.

 

INDICAZIONI DIDATTICHE

La tematizzazione
Per ogni tema e' stata suggerita un'articolazione in sottotemi allo scopo di segnalare plausibili rilevanze tematiche. Inoltre la mappa tematica di riferimento puo' rendere chiara un'impostazione che tende a contrastare una caratteristica negativa per l'apprendimento: l'intermittenza tematica derivante dalla tendenza ad aderire allo svolgimento cronologico di una pluralita' di fatti.
Si suggerisce che lo svolgimento di ogni tema avvenga senza interpolazioni di altri temi fra i diversi segmenti tematici e periodali in cui esso puo' essere suddiviso.
Ad es., le indicazioni sul nazismo suggeriscono che il tema non venga trattato in piu' punti distanziati dalle conoscenze di fatti interpolati per esigenze di rispettare l'avanzamento cronologico, ma propongono di affrontarlo nella sua intera parabola. In questo caso le conoscenze dei fatti correlati possono essere oggetto di apprendimento precedente in un'attivita' strutturata (ad es., la formazione del regime socialista) oppure possono essere apprese come sottotemi nella misura funzionale all'esigenza di costruire le mappe presupposte dalla comprensione del fenomeno nazista.
Le indicazioni, pero', non sono ne' esaustive ne' immodificabili. Nel rispetto del criterio di accorpamento tematico l'insegnante puo' integrare o modificare la struttura tematica delle conoscenze storiche che intende svolgere.
Il numero complessivo dei temi e' eccedente rispetto alle possibilita' di realizzazione: tale eccedenza ha lo scopo di lasciare agli insegnanti margini di scelta e di manovra nella strutturazione dei moduli. Spetta agli insegnanti, infatti, la responsabilita' della programmazione modulare e la calibrazione del numero dei temi che compongono ogni modulo in rapporto alle potenzialita' di apprendimento della classe.

L'organizzazione modulare
Le unita' tematiche sono state raggruppate secondo un'organizzazione modulare. I moduli sono da intendersi come sequenze di unita' tematiche destinate ad essere trasformate dagli insegnanti in sequenze di unita' didattiche nella loro programmazione e in sequenze di unita' di apprendimento per gli studenti.
La sequenza deve costruire un percorso conoscitivo e formativo integrato, autonomo, sufficiente, flessibile, ma aperto ad altre integrazioni:
- integrato, in quanto, all'interno del modulo ciascun tema costituisce una mappa di conoscenze capace di rendere piu' agevole la comprensione e l'assimilazione dei temi seguenti;
- autonomo, perche', pre-conoscenze (cioe' le conoscenze presupposte) e conoscenze funzionali al tema centrale sono fornite all'interno del modulo nella misura funzionale alla comprensione del tema;
- sufficiente, nel senso che esso e' impostato allo scopo di far acquisire, "una volta per sempre", capacita' operatorie (di uso di schemi mentali) e abilita' operative (a saper usare strumenti cognitivi) determinate in rapporto con le potenzialita' formatrici delle unita' tematiche. All'interno dell'insieme modulare sono ricorrenti schemi cognitivi, concettualizzazioni e operazioni cognitive essenziali per l'apprendimento di ciascuna unita' conoscitiva;
- flessibile, sul piano didattico, in quanto ciascuna unita' tematica potrebbe essere affrontata con tipi di mediazioni didattiche diverse;
- aperto ad altre integrazioni, in quanto ogni modulo fonda le domande e le motivazioni a portare oltre la conoscenza del passato.
Lo scopo dell'organizzazione modulare e' quello di formare un sapere coerente e integrato su un'area tematica e di consolidare obiettivi che vengono investiti ricorrentemente nelle unita' della sequenza.
Essa consente di economizzare il tempo di insegnamento in quanto nello svolgimento modulare le prime unita' possono fondare schemi e mappe di conoscenze la cui acquisizione puo' rendere piu' fluido e rapido il lavoro sulle altre unita'.
Una unita' tematica potrebbe essere trattata modularmente con una sequenza in 6 fasi: a) tematizzazione; b) formazione di pre-conoscenze sul presente; c) sommario dei mutamenti nel passato; d) grafico temporale con la cronologia dei fatti essenziali; e) sviluppo di uno o piu' sottotemi come casi di studio; f) nesso fra conoscenza del passato e conoscenza del presente.
Per quanto riguarda la programmazione curricolare la sequenza dei temi suggerita nel programma risponde ad uno dei possibili ordini logici e cognitivi, ma le strategie didattiche potrebbero essere orientate a concepire sequenze diverse, altrettanto adeguate a costituire le mappe cognitive concatenate per formare altri percorsi modulari.

I temi e la cultura storica
Per i periodi dall'antichita' all'eta' moderna i temi sono adatti a far raggiungere, con un' economia di informazioni, i seguenti obiettivi:
- rendere riconoscibile un periodo,
- far acquisire il senso delle lunghe permanenze,
- far acquisire il senso della complessita' delle grandi formazioni storiche economiche, statali, culturali,
- formare un sapere integrato (un sistema di conoscenze) sui contesti storici.
Lo studio dei processi recenti di formazione del mondo attuale si apre con le conoscenze sulle rotture rivoluzionarie che inaugurano la nuova eta'. Esse vannno innestate sulla conoscenza dei principali caratteri del mondo alla meta' del Settecento da organizzare con modalita' descrittive e mediante intensivo ricorso alla cartografia storica. Per i periodi ottocentesco e novecentesco sono indicati come portanti alcuni dei temi ai quali viene assegnato il compito di fare da "focus" per molteplici argomenti.
Nel primo anno prevale la scala del lungo periodo e delle lunghe permanenze (molte delle quali tuttora persistenti) che e' possibile individuare nell'antichita', nell'eta' medievale, nell'eta' moderna.
Invece, la scala temporale del medio e breve periodo prevale per la storia settecentesca, ottocentesca e novecentesca, poiche' la tematizzazione riguarda alcuni dei processi che hanno plasmato man mano la fisionomia del mondo attuale negli ultimi due secoli.

Le unita' d'avvio e di chiusura dei percorsi di apprendimento
Lo studio si apre con due moduli mirati a fondare il senso dello studio della storia e a promuovere le motivazioni e i requisiti iniziali. Il modulo di apertura, diretto ad avviare allo studio della storia , ha la delicata funzione di creare le condizioni piu' favorevoli per un bilancio delle competenze acquisite e delle attitudini cognitive e affettive degli allievi rispetto al rapporto col passato, col tempo e con la storia insegnata. Il suo scopo e' quello di favorire l'ambientamento degli studenti, la loro favorevole disposizione allo studio della storia e l'attrezzatura mentale di partenza per ridurre il disagio dell'apprendimento.
Al modulo di avvio allo studio delle radici remote del mondo attuale e' affidato, invece, l'obiettivo di fondare le conoscenze di base e il questionario per la motivazione allo studio. Nel loro insieme i due moduli dovrebbero dare il senso di un approccio nuovo allo studio della storia.
La indicazione dello svolgimento di due unita' di apertura va integrata esplicitamente nella programmazione e non deve essere considerata come attivita' facoltativa. Dalla realizzazione delle unita' dipende, infatti, la formazione dell'atteggiamento piu' conveniente allo studio della storia.
Ciascuno dei due itinerari di studio riguardanti le radici remote e quelle prossime del mondo attuale si conclude con un modulo sul rapporto tra storia e futuro del mondo. Esso deve permettere di sperimentare l'utilita' delle conoscenze storiche e delle competenze allo scopo di interpretare i possibili sviluppi della situazione attuale. Potrebbe essere lo strumento efficace per far acquisire consapevolezze sulle tendenze future della civilta' e un'attitudine a interrogarsi su di esse. Ad esso si puo' assegnare, percio', lo scopo di contribuire alla formazione del pensiero temporale incoraggiando l'orientamento conoscitivo verso il futuro.

I temi di storia preindustriale
Il popolamento
Gli studi delle societa' preistoriche, dell'antichita', dell'eta' medievaale e moderna si identificano in gran parte con lo studio degli spostamenti di popolazioni a fini di insediamento e di conquista. Le migrazioni sono state il principale strumento del popolamento di continenti e di territori.
Occupando ambienti e nicchie ecologiche differenti gli uomini si sono diversificati ed hanno creato culture nuove. I movimenti delle popolazioni sono all'origine di processi di meticciato, di contaminazione, di acculturazione attraverso i quali le culture si sono diffuse e si sono modificate dalla preistoria in poi. Il rapporto tra popolazioni e ambienti si e' realizzato mediante tecniche e culture materiali percio' tali aspetti fanno parte integrante del tema che dovra' esssere esplorato mediante cartografia storica e descrizioni dei contesti e dei modi di vita che in essi si sono sviluppati. All'unita' sono assegnati gli scopi della conoscenza delle fasi del popolamento della terra e delle sue modalita', la comprensione dell'interdipendenza fra il numero degli uomini, gli ambienti, le tecniche, la consapevolezza delle questioni demografiche.

Le formazioni economiche e sociali e le organizzazioni politiche e giuridiche
Lo studio delle forme che diverse societa' hanno dato per lunghi periodi alle strutture economiche, sociali e politiche deve provvedere gli studenti non solo delle conoscenze dei processi di formazione che possono rinviare alle radici delle forme attuali ma anche di griglie concettuali e di modellizzazioni indirizzate alla loro comprensione piu' profonda mediante l'applicazione di schemi cognitivi adatti alla comparazione.

I temi indicati come visioni del mondo
In coerenza con lo scopo di far conoscere le strutture delle formazioni economiche e sociali, si deve proporre lo scopo di far conoscere gli schemi mentali che sono anch'essi elementi costitutivi di lunga permanenza delle formazioni economiche e sociali: l'insieme delle concezioni che influenzano non solo i rapporti col sovrannaturale e i modi di organizzarli in riti e in quadri istituzionali, ma anche la maniera di modellare pratiche sociali, i rapporti uomo-donna, i rapporti con la natura, le concezioni del corpo, i rapporti tra sfera religiosa e sfera politica, l'istituzione matrimoniale, i rapporti tra popoli, la guerra, la concezione dei rapporti economici, la concezione del lavoro, della funzione della donna e del bambino, le norme morali che ne derivano...
Il complesso di tali elementi viene qui designato come visione del mondo (con altro termine, si potrebbe chiamare mentalita' collettiva). "Ogni civilta' trae luce dalla visione del mondo che adotta e fa propria". "In ogni eta' una certa rappresentazione del mondo e delle cose, una mentalita' collettiva e predominante, anima e permea l'intera massa della societa'.
Questa mentalita', che ispira gli atteggiamenti, orienta le scelte, rafforza i pregiudizi, indirizza i movimenti della societa', e' un fenomeno peculiare di civilta'" (F. Braudel, Il mondo attuale, vol. I Le civilta' extraeuropee, Torino 1966, p. 40).
Della visione del mondo cosi' concepita la religione dominante e' la principale plasmatrice anche se in concorrenza con altre fonti di formazione di schemi mentali. "Da questo punto di vista, la religione e' l'elemento piu' forte nel cuore delle civilta': e' contemporanemente il loro passato e il loro presente. Questo e' valido, sia detto innanzitutto, per le civilta' non europee" (Braudel, cit.)
Accanto alle visioni religiose del mondo e in dialettica con loro emerge una visione laica che e' all'origine di processi di mutamenti mentali tuttora in corso: il suo studio e' essenziale per la comprensione deila pluralita' di concezioni in concorrenza nel mondo attuale.

La mediazione didattica
Occorre mettersi nella prospettiva di un insegnamento capace di:
- attivare continuamente l'operativita' degli studenti;
- organizzare le loro operazioni di apprendimento;
- tenere sotto costante osservazione e valutazione formativa i risultati, le difficolta', il disagio, l'adesione degli studenti...;
- formare un sapere come insieme di conoscenze correlate;
- formare le capacita' a saper pensare secondo le modalita' del pensiero storico.
In questa prospettiva i modi, le forme, gli strumenti della mediazione didattica devono essere applicati in modo da incidere in tre direzioni:
1) allo scopo di rendere piu' abbordabili i testi;
2) allo scopo di attrezzare gli studenti ai compiti dell'apprendimento;
3) allo scopo di guidare l'apprendimento lungo un percorso di operazioni cognitive e di applicazioni operative.
I testi vanno analizzati, smontati nei loro elementi costitutivi e ristrutturati per ottenere il grado di leggibilita' piu' adatto agli allievi ai quali essi vengono proposti.
Sulla base dell'analisi dei testi vanno individuate le conoscenze extratestuali e le capacita' operatorie che la comprensione dei testi presuppone: esse vanno formate in anticipo rispetto ai compiti dell'apprendimento.
Affinche' la comprensione si realizzi al meglio e affinche' nell'apprendimento si sviluppino le capacita' cognitive e le abilita' operative, i compiti dell'apprendimento vanno strutturati mediante trafile di opportuni esercizi da far eseguire sui testi.
Percio' agli insegnanti e' raccomandato:
1) un largo ricorso agli strumenti della mediazione quali schemi e immagini da proiettare con lavagna luminosa, immagini diapositive, videoregistrazioni... in modo che l'oralita' della comunicazione sia integrata e sostenuta e ritmata da mezzi visivi;
2) il perseguimento di un ampio impiego, da parte degli studenti, di strumenti operativi quali i diagrammi ad albero, le tabelle, i diagrammi concettuali, gli schemi di spiegazione... e - in modo particolare ed intensivo - i diagrammi temporali e le carte di contemporaneita'.

Insegnare ad apprendere
L'abitudine al lavoro di costruzione del sapere storico autonomo e responsabile e' uno degli obiettivi importanti dell'insegnamento della storia: perseguirlo richiede che l'insegnante abitui ciascun allievo a padroneggiare le tecniche e le abilita' di studio piu' adatte alle conoscenze storiche. La trasformazione dei testi mediante schemi ad albero, diagrammi di flusso, diagrammi testuali e concettuali, tabelle a doppia entrata, diagrammi temporali, carte di contemporaneita', schedature tematiche, riscritture... e' l'attivita' che richiede l'esercizio di abilita' operatorie di largo spettro e la riflessioni degli allievi sugli aspetti metacognitivi del loro studio. Le competenze costruite mediante le operazioni suddette oltrepassano il quadro di applicazione scolastico in quanto, una volta sviluppate, sono una dotazione che puo' essere utilizzata anche nelle occorrenze della vita adulta.

La formazione del pensiero temporale
La storia e' la disciplina che si connota per l'inevitabile strutturazione temporale delle conoscenze che la compongono. Essa fornisce il terreno piu' consono allo sviluppo delle coordinate temporali degli studenti. Essa riesce a potenziare le capacita' di comprensione della realta' a condizione che diventi l'ambito disciplinare utile allo sviluppo delle capacita' di organizzare temporalmente le informazioni e di analizzare le strutture temporali date. La coordinazione temporale dei fenomeni e l'analisi dei loro rapporti temporali allo scopo sia della ricostruzione dei fatti sia della spiegazione sono le attivita' cognitive basilari per comprendere i mutamenti e il rapporto presente-passato. La capacita' di analisi e di critica della struttura temporale dei testi e' a fondamento della capacita' di critica dei discorsi sul passato.
Per tali motivi la formazione del pensiero temporale deve costituire lo sfondo integratore di tutte le disparate unita' tematiche e gli obiettivi della formazione temporale devono essere inclusi in ogni programmazione e in riferimento ad ogni unita' didattica. Il pensiero temporale si manifesta rispetto ai testi mediante operazioni di riconoscimento di ordinamenti delle informazioni secondo le modalita' denominate di volta in volta successione, contemporaneita', periodo, durata, ciclo, congiuntura, periodizzazione, lunga durata, passato, presente.
Gli strumenti per rendere operativi gli organizzatori temporali degli studenti e per stimolarne lo sviluppo sono le rappresentazioni grafiche delle strutture temporali delle informazioni (cronogrammi e carte di contemporaneita'): esse devono essere costruite ricorrentemente e intensivamente.
In nessun caso ci si puo' contentare solo della padronanza linguistica della terminologia temporale.

I diagrammi temporali
Il mezzo principale di costruzione delle coordinate temporali e dell'analisi dei testi e delle conoscenze storiche e' l'uso dei diagrammi temporali e delle mappe di contemporaneita'. Intese come rappresentazioni abbreviate e sinottiche di informazioni che sono sequenzializzate e sparpagliate in porzioni di testo, esse servono a dare lo schema della struttura temporale, a riorganizzare informazioni connettibili ma lontane nel testo, a sistemare organicamente le conoscenze apprese in diversi tempi scolastici. La efficacia formativa dell'uso dei diagrammi temporali si dispiega solo a due condizioni: 1) che siano gli allievi a costruire i diagrammi e a farne l'analisi; 2) che la costruzione e l'uso siano metodici, ricorrenti, regolari fino a diventare abitudinari nello stile cognitivo di ciascun studente.
La realizzazione di una didattica imperniata sull'uso dei diagrammi temporali esige che agli allievi siano insegnate le abilita' di costruzione dei diagrammi e chiariti gli scopi del loro uso.

Il pensiero spaziale nella formazione storica
Lo spazio e', come il tempo, "un operatore soggettivo. Cio' che chiamiamo spazio geografico e' un insieme di operazioni logiche che la nostra mente compie per dare un ordine agli oggetti che percepiamo sulla superficie della terra e su cui eventualmente operiamo" (V. Vagaggini, Le nuove geografie, Herodote, Genova-Ivrea, 1982). L'applicazione del pensiero spaziale alla comprensione dei fatti storici consiste nel dare rilievo e significato sia alla localizzazione e alle relazioni spaziali fra i diversi fatti che compongono il fatto storico tematizzato sia al rapporto fra soggetti, fatti e contesti ambientali: percio', comprendere che tali elementi sono indispensabili alla ricostruzione dei fatti e alla loro spiegazione deve essere considerto un traguardo importante della formazione storica.

Il rapporto presente/passato
Conviene che ogni insieme modulare si apra con una partenza dal presente e si chiuda con un ritorno al presente.
Partire dal presente vuol dire formare conoscenze su aspetti del mondo attuale che costituiscano, da una parte, alcune delle conoscenze presupposte nel testo, dall'altra, la base del questionario da rivolgere allo studio del passato. Ripristinando il senso della tensione cognitiva cosi' come si pone nella ricerca storica, la partenza dal presente agevola la comprensione del testo, motiva allo studio della conoscenza storica, rende percepibile la correlazione tra conoscenza del passato e conoscenza del presente.
Il ritorno al presente implica che il sapere appreso, le capacita' operatorie e le abilita' operative sviluppate nello studio vengano messi in gioco allo scopo di rendere piu' efficace la comprensione di aspetti del mondo attuale. La evidenziazione dei rapporti presente/passato e la utilizzazione della conoscenza storica allo scopo di compiere operazioni di comprensione della realta' attuale e' un modo per assicurare la costanza dell'interesse e per provare l'utilita' della storia.

La formazione della cultura storica
Oltre alle capacita' operatorie e alle abilita' operative l'insegnamento deve mirare alla formazione di una cultura storica formato da un complesso di ricostruzioni di fatti, di problematizzazioni, di spiegazioni. Di essa fanno parte integrante la padronanza di concetti interpretativi e quella del linguaggio storiografico.

Il sapere
Non e' tanto importante aumentare il volume globale delle conoscenze da far apprendere, quanto, piuttosto, identificare le conoscenze che permettono di formare un reticolo di mappe cognitive capace di coprire l'essenziale degli aspetti del mondo attuale nei suoi rapporti con la storia.
Il sistema di conoscenze non e' creato con espedienti narrativi deputati a creare una finzione di continuita' cronologica, ma con raccordi che si impongono sul piano cognitivo: connessioni e integrazioni concettuali, comparazioni, schemi concettuali che si trasferiscono da una conoscenza all'altra.

La formazione dei concetti interpretativi
E' parte costitutiva notevole delle conoscenze storiche l'uso di concetti interpretativi che sintetizzano un grande volume di informazioni, di significati, di valutazioni e di schemi cognitivi. Essi non possono essere ridotti ad una definizione lessicale. Essi devono essere acquisiti in modo da rendere immuni gli studenti dal pericolo di anacronismo nel loro uso e da renderli capaci di critica dell'uso altrui.
Si raccomanda di far operare gli studenti con una schedatura che agevoli lo sviluppo dei concetti storicizzati, cioe' resi pertinenti ai diversi contesti storici, e la rilevazione degli elementi costanti e di quelli differenziatori nei concetti che vengono applicati a molteplici contesti.

L'educazione al linguaggio storiografico e l'educazione linguistica
Poiche' l'apprendimento viene guidato attraverso operazioni sul testo, l'insegnante puo' mirare obiettivi che appartengono sia al campo della formazione storica sia a quello della formazione delle competenze linguistiche. Essi possono essere formulati in termini generali nel modo seguente:
1) consapevolezza del carattere testuale delle conoscenze storiche;
2) miglioramento della competenza a decodificare la struttura temporale dei discorsi e a strutturare temporalmente discorsi sul passato;
3) consapevolezza delle ambiguita' del linguaggio storiografico;
4) arricchimento della terminologia.
Il primo obiettivo comporta che si sviluppi la capacita' di misurare i gradi di validita' di un discorso sul passato non solo sulla base della validita' degli elementi fattuali utilizzati ma anche sulla tenuta logica della struttura del testo.
Il secondo obiettivo implica il trasferimento delle competenze temporali formate in campo storiografico al campo della comprensione e della costruzione di testi linguistici d'altro genere.
Il terzo obiettivo implica che la comprensione profonda e specifica della conoscenza storica si costruisca sull'attribuzione alle parole di significati pertinenti ai contesti.
Gli ultimi due obiettivi comportano sia la capacita' di aderire meglio al senso dei testi della civilta' letteraria del passato sia quella di comprendere i testi che rappresentano aspetti del mondo attuale.

La ricerca storico-didattica
La formazione delle strutture di pensiero di tipo storico puo' intensificarsi mediante l'impegno degli studenti in ricerche storico- didattiche che comportino l'esperienza di costruzione di conoscenze storiche da integrare a quella di studio e comprensione delle costruzioni altrui.
La ricerca e' l'attivita' didattica meglio calibrata per il raggiungimento di obiettivi non perseguibili altrettanto bene con lo studio:
1) lo sviluppo delle capacita' inferenziali nella lettura delle fonti;
2) l'applicazione di organizzatori e schemi cognitivi in funzione di elaborazione di informazioni di base;
3) la conoscenza delle procedure metodologiche;
4) la consapevolezza della storicita' del territorio in cui la scuola e' ambientata.
Esperienze di ricerca storico-didattica possono realizzarsi compatibilmente con lo svolgimento dell'insegnamento delle conoscenze, poiche' c'e' la possibilita' di creare le condizioni appropriate:
a) l'adozione di un modello di ricerca che semplifichi le operazioni e riduca i tempi di lavoro scolastico;
b) la disposizione di materiali preventivamente strutturati e correttamente dimensionati.
Per essere motivanti, abbordabili, dimensionabili opportunamente, i temi delle ricerche devono riguardare aspetti della storia locale e/o della storia del settore di attivita' nel cui ambito gli studenti vanno acquisendo la formazione professionale (storia dell'agricoltura, storia dell'alimentazione, storia della tecnologia, storia dell'abbigliamento ecc.).

La storia locale
La storia locale e' un campo tematico molto conveniente per far concepire agli studenti il rapporto fra processi storici locali e processi storici generali e per far percepire che i soggetti sono implicati in molteplici storie: percio' e' opportuno che almeno uno dei temi della programmazione annuale sia svolto in rapporto col passato del territorio nel quale vivono gli studenti.

La storia settoriale
Dare la percezione che il settore di attivita' al quale gli studenti si dedicano e' dentro la storia e che studiarne il passato e' una chiave per percepire se stessi come soggetti della storia puo' essere, invece, il motivo per impostare uno dei moduli sulla storia settoriale. Esso permette di stabilire relazioni concettuali tra i campi di studio professionalizzanti e la storia in modo che le mappe concettuali apprese in quei campi possano essere utilizzati nella comprensione delle conoscenze storiche. Inoltre permette di dare spessore temporale e concettuale allo sviluppo del campo professionale e di porlo in prospettiva .

La valutazione
Al raggiungimento degli scopi dell'insegnare ad apprendere, dello sviluppo delle competenze cognitive degli studenti, del miglioramento degli schemi concettuali e della comprensione delle conoscenze storiche possono concorrere anche atteggiamenti e pratiche valutative degli insegnanti. Essa percio' deve essere considerata non come un'attivita' esterna e posteriore ai processi di apprendimento, ma come una delle risorse della mediazione didattica.
Le pratiche valutative devono essere ricorrenti e formative: volte non solo a conoscere i livelli di profitto, ma pure a comprendere gli stili cognitivi dello studente, a rilevare le risorse malamente sfruttate, a individuare le origini delle sue difficolta' di apprendimento, le ragioni della sua mancanza di motivazione, le carenze di capacita' operatorie, di abilita' operative, di abilita' di studio. Intese nel modo detto, le pratiche valutative possono fornire elementi di conoscenza dei bisogni cognitivi e affettivi del singolo studente e della classe e possono essere alla base di interventi didattici volti a soddisfare i bisogni rilevati.
Esse, percio', non devono limitarsi a uno o due momenti di un quadrimestre e devono realizzarsi mediante un'ampia gamma di strumenti: interrogazioni dialogate; test oggettivi da usare secondo scopi valutativi diversi; composizioni scritte di differente struttura su parole-chiave; osservazioni dello svolgimento di esercizi e dell'uso di strumenti operativi; questionari che richiedano di compiere sul testo determinate operazioni mentali secondo le procedure operative apprese (selezione, tabulazione, rappresentazione grafica di relazioni...), costruzione di cronogrammi, modelli, mappe; prove sulla tematizzazione e gerarchizzazione; costruzione sulle competenze metacognitive...
Tale elenco va tenuto presente anche nella preparazione delle prove finali dell'esame di qualifica.

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ISTITUTI PROFESSIONALI 

BIENNIO POST-QUALIFICA

Direzione Generale dell'Istruzione Professionale

Programma di Storia per il Biennio post-qualifica
degli Istituti Professionali

pubblicato sul Supplemento ordinario n. 31 alla G.U. n. 36 del 13 febbraio 1997


Premessa

Il biennio terminale dell'istruzione professionale si conclude con il diploma di maturita' di indirizzo e un attestato di professionalita' che certificano il possesso di un sapere unitario nei fondamenti scientifici e metodologici e adattabile sia ad ogni situazione produttiva, sia ad ogni inserimento di nuovi saperi. Il biennio postqualifica e' frequentato da soggetti che sono nella fase finale dell'adolescenza e sono proiettati verso l'ingresso nella piena cittadinanza politica e verso il mondo professionale oppure verso gli studi universitari. Infatti il diploma di maturita' rende possibile l'iscrizione ai corsi di laurea.
In tale contesto lo studio della storia deve contribuire alla definizione del profilo professionale, alla crescita del sapere e allo sviluppo della maturita' intellettuale.
Gli studenti che affrontano il corso di specializzazione professionale hanno seguito un corso di storia generale nella scuola secondaria obbligatoria, nel triennio di qualifica hanno proseguito un corso indirizzato, nel primo anno, all'approfondimento di grandi tematiche di storia antica, medievale e moderna e concentrato, negli anni seguenti, sull'eta' contemporanea. E' presumibile che abbiano acquisito una conoscenza a grandi linee della storia generale, delle sue periodizzazioni, di alcuni dei fatti storiografici piu' rilevanti per il divenire dell'umanita' europea. E' presumibile anche che il corso di studi precedente abbia prodotto le competenze e le abilita' di base raccomandate come obiettivi nel programma triennale: capacita' di applicazione degli organizzatori temporali semplici, consapevolezza della struttura dei fatti storiografici, abilita' alla produzione e alla lettura di grafici temporali, di carte, di schemi, capacita' di tematizzare le informazioni di un testo... Conviene dunque differenziare il corso di storia del biennio terminale in ordine al conseguimento di due fini: 1) dare alla storia l'opportunita' di contribuire alla riflessione sul campo professionale; 2) approfondire la riflessione metodologica e l'uso della conoscenza storica...
Alle esigenze di caratterizzare l'ultimo ciclo di studi storici si puo' dare risposta soddisfacente a due condizioni: 1) che la tematizzazione storica sia riferita ai campi professionali e che la storia divenga storia settoriale pertinente a ciascuno degli indirizzi professionali; 2) che l'insegnamento ponga particolare cura allo studio della problematizzazione e della spiegazione dei fatti storiografici.

 

1. Settori e indirizzi professionali e storia settoriale
La formazione professionale si realizza nei tre grandi settori "agricoltura, artigianato e industria, servizi ". I tre grandi settori si suddividono in vari indirizzi (agrario, abbigliamento e moda, edile, chimico, elettrico ed elettronico, economico aziendale, turistico, alberghiero e della ristorazione, grafica pubblicitaria, servizi sociali), a ciascuno dei quali puo' corrispondere una storia settoriale: dalla storia dell'agricoltura alla storia dell'abbigliamento e della moda, dalla storia dell'industria alla storia del commercio, o dell'alimentazione, o dell'editoria e della grafica, ecc.

Le potenzialita' formative delle storie settoriali
L'individuazione della storia settoriale come asse di organizzazione dell'insegnamento-apprendimento della storia nel biennio terminale puo' avere i seguenti vantaggi:
1. rinnova le motivazioni allo studio della storia, in quanto i contenuti non appaiono ripetitivi dei contenuti dei cicli precedenti;
2. permette di riconoscere l'utilita' delle conoscenze storiche gia' acquisite per costituire lo sfondo di contestualizzazione generale per i fatti della storia generale tematizzati;
3. permette di riconoscere l'attinenza della conoscenza storica al campo professionale nel quale puo' svolgersi il destino biografico dello studente;
4. permette di stabilire relazioni concettuali tra i campi di studio professionalizzanti e la storia in modo che le mappe concettuali apprese in quei campi possano essere utilizzati nella comprensione delle conoscenze storiche;
5. permette di utilizzare la conoscenza storica allo scopo di dare piu' senso all'attivita' professionale;
6. permette di dare spessore temporale e concettuale allo sviluppo del campo professionale e di porlo in prospettiva .

Per tali ragioni la conoscenza della storia dell'attivita' pertinente al settore e all'indirizzo puo' contribuire alla formazione del profilo professionale in quanto fornisce un punto di prospettiva, argomenti, concetti, informazioni, modelli di conoscenza che possono essere utilizzati dal tecnico specializzato nelle sue comunicazioni sociali e professionali.

 2. Problematizzazione e spiegazione storica come elementi caratterizzanti
L'insegnamento della storia nel biennio terminale si caratterizza, anche in quanto e' teso a organizzare le conoscenze in modo da formare negli studenti le competenze alla problematizzazione e alla spiegazione dei fatti storici, all'analisi delle interpretazioni, al metodo comparativo, al lavoro analitico sui testi storiografici.
Molta importanza assume il confronto delle interpretazioni differenti allo scopo di coglierne la logica di funzionamento, la struttura, il rapporto tra teorie, ricostruzioni, spiegazioni...
In relazione con tali orientamenti un obiettivo linguistico a cui l'insegnamento storico del biennio terminale puo' dare contributi specifici e' quello della padronanza procedurale della produzione di testi argomentativi.

 

FINALITA'

1. Sviluppare la consapevolezza che la crescita delle conoscenze, delle competenze cognitive e delle abilita' operative specifiche della storia e' in funzione delle procedure e delle operazioni di studio e di apprendimento che lo studente mette in atto.
2. Sviluppare la consapevolezza che ogni conoscenza storica e' una costruzione alla cui origine ci sono processi di produzione nei quali lo storico vaglia e seleziona le fonti, interpreta, seleziona e ordina le informazioni secondo riferimenti ideologici e secondo la propria attrezzatura di strumenti intellettuali.
3. Consolidare l'attitudine a problematizzare e spiegare tenendo conto delle dimensioni e delle relazioni temporali e spaziali dei fatti.
4. Affinare la capacita' di individuare le differenze e le analogie, nel tempo e nello spazio, tra storie del medesimo settore di attivita' umane.
5. Sviluppare la consapevolezza dei nessi molteplici tra storia settoriale e storia generale.
6. Analizzare i rapporti tra conoscenza del presente e conoscenza del passato e viceversa, e sviluppare le capacita' di applicazione delle conoscenze del passato per la comprensione del presente.
7. Sviluppare la consapevolezza che l'efficacia delle azioni e delle decisioni nel presente e' connessa con la capacita' di problematizzare il passato e di metterlo in rapporto col presente.
8. Sviluppare la consapevolezza che le decisioni e le scelte relative al campo professionale sono in relazione con la storia del settore.
9. Riconoscere, analizzare e valutare gli usi sociali e politici delle conoscenze storiche e della memoria collettiva.
10. Analizzare la complessita' delle ricostruzioni dei fatti storici e delle interpretazioni storiche attraverso l'individuazione: a) delle connessioni tra le serie informative, b) dei rapporti tra fatti e contesti, c) dei rapporti tra particolare e generale e d) tra teorie e organizzazione dei fatti e delle spiegazioni.

 

OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO

Tutti gli obiettivi del precedente ciclo di studi storici restano validi e dovranno essere consolidati nel biennio terminale.
Se ne accentuano alcuni in rapporto con i nuovi contenuti e con la fase di sviluppo cognitivo adolescenziale.
Lo studente alla fine del biennio di specializzazione dovra' essere in grado di:
1. usare alcuni strumenti del lavoro storico: cronologie, tavole sinottiche, atlanti;
2. produrre e leggere le trasposizioni grafiche dei testi quali sono i diagrammi temporali, gli schemi ad albero, gli schemi a stella, le mappe di contemporaneita',..;
3. produrre, leggere, comprendere i diagrammi di flusso dotati di struttura temporale oppure quelli non temporalizzati per schematizzare problemi e spiegazioni;
4. adoperare concetti interpretativi e termini storici in rapporto con gli specifici contesti storici;
5. padroneggiare gli strumenti concettuali che servono per organizzare temporalmente le conoscenze storiche piu' complesse: congiuntura, ciclo, periodizzazione, lunga durata, breve periodo, lungo periodo;
6. padroneggiare gli strumenti concettuali interpretativi che servono per individuare e descrivere persistenze e mutamenti, quali, ad esempio, continuita'/discontinuita', innovazione, cesura, rivoluzione, restaurazione, trasformazione, decadenza, crisi, progresso, struttura, evento, conflitto, transizione, stagnazione, recessione, tendenza, dinamica...;
7. saper formulare problemi rispetto a fenomeni storici;
8. utilizzare procedimenti di spiegazione di fatti storiografici complessi;
9. usare modelli appropriati per inquadrare, comparare, periodizzare fenomeni storici locali, regionali, continentali, planetari connessi con la storia settoriale;
10. individuare le molteplici modalita' con le quali i fatti storici del settore si collegano con i fatti della storia politica, culturale, mentale...
11. utilizzare conoscenze e competenze acquisite nel corso degli studi per tematizzare e strutturare la molteplicita' delle informazioni sul presente dimostrando di conoscere le procedure che riguardano l'interrogazione, l'interpretazione e la valutazione delle fonti;
12. distinguere le diverse funzioni sociali delle rievocazioni del passato in ambito civile, in ambito ideologico, in ambito storiografico, in ambito artistico;
13. costruire testi argomentativi a sostegno della formulazione di problemi e di spiegazioni relativi a fatti storici;
14. costruire testi argomentativi a sostegno o contro le analogie storiche usate nei discorsi di interpretazione di fenomeni del presente.

 

Contenuti

Data la molteplicita' delle storie e date le differenze di periodizzazione e di rilevanze tematiche tra le diverse storie settoriali e' inevitabile che le indicazioni contenutistiche siano generiche e che sia attribuita all'insegnante la responsabilita' della individuazione dei temi rilevanti storiograficamente e didatticamente nella specifica storia settoriale al fine di svolgere ogni anno cinque moduli secondo la seguente scansione temporale:

IV ANNO

Cinque moduli i cui temi devono essere attinenti all'ambito della storia antica, della storia medievale e della storia moderna.



V ANNO

Cinque moduli i cui temi devono essere attinenti ai secoli XVIII-XX. Tale scansione non segnala, però, una barriera prescritta per la programmazione modulare. Infatti sono organizzabili moduli che possono avere temporalità proprie e coprire in parte o totalmente i due periodi.  

 

Indicazioni didattiche

Tematizzazione, problematizzazione, spiegazione
La focalizzazione e l'articolazione modulare del campo tematico e' compito dell'insegnante.
Storia delle tecniche, storia economica, storia del lavoro e storia sociale sono le quattro serie che si possono incrociare in una storia settoriale ben strutturata. Se la tematizzazione delle unita' di apprendimento riesce a salvarguardare tale intreccio lo studio della storia settoriale puo' esplicare piu' efficaci funzioni formative del pensiero storico.
Testi, insegnamento e apprendimento vanno impostati in modo che il lavoro converga sulla problematizzazione, sulla spiegazione e sull'argomentazione.

Programmazione modulare e moduli di apprendimento
La programmazione deve essere impostata secondo una logica modulare.
La trattazione dei fatti storici va strutturata in moduli ciascuno dei quali corrisponde ad un itinerario di apprendimento. La struttura delle unita' di apprendimento deve essere modulare.
I testi di riferimento per la composizione dei moduli vanno cercati tra i testi storiografici: testi di storia generale del settore e/o testi monografici sui fatti tematizzati. Tali testi devono essere trasposti in moduli strutturati didatticamente.
I moduli di apprendimento sono da intendersi come sequenze di temi e di testi adeguatamente organizzati e attrezzati con esercizi allo scopo di far compiere agli studenti il percorso di costruzione di una conoscenza storica compiuta e autosufficiente e, tuttavia, disponibile per entrare nel dispositivo modulare piu' ampio della programmazione annuale. Il modulo deve avere un nucleo tematico organizzatore rispetto al quale sia possibile articolare temi, sequenze di testi e progressione delle operazioni cognitive degli studenti.
Il materiale per ogni modulo comprendera':
- la lista degli obiettivi specifici di conoscenze, di competenze cognitive e di abilita';
- una serie di testi opportunamente montati in funzione delle conoscenze da far costruire attraverso i processi di apprendimento;
- testi che rendano significative le conoscenze attraverso la possibilita' di attivare il rapporto tra conoscenza del passato e conoscenza del presente;
- consegne per le operazioni che gli studenti devono compiere sui testi;
- consegne per elaborazione di testi parziali o ricapitolativi di varia tipologia;
- indicazioni per una prova di verifica sommativa.

 

Storia settoriale e storia locale

In ciascun anno uno dei moduli deve tematizzare un fatto relativo alla storia locale (a scala regionale o a scale spaziali inferiori). La conoscenza della storia del territorio ha potenzialita' formative che vanno sfruttate anche svolgendo temi di storia settoriale.

 Infatti essa puo'
- cooperare a costruire il senso di identita' sociale dei giovani e contribuire alla formazione civica dei futuri cittadini;
- sviluppare atteggiamenti di comprensione delle differenze di storie e di identita' come ricchezze e risorse delle societa' umane;
- stimolare l'uso sociale della conoscenza storica.
La storia settoriale locale puo' essere realizzata mediante la trasposizione di testi storiografici in testi didattici oppure mediante la trasposizione delle procedure della ricerca storiografica grazie all'uso di insiemi di fonti. Spetta all'insegnante scegliere ogni anno la modalita' preferibile.

 

Moduli fondati sull'uso delle fonti

In ciascun anno uno dei moduli deve consistere in un insieme di fonti strutturato in modo da permettere agli studenti di misurarsi con i problemi della costruzione della conoscenza storica mediante l'uso prevalente di fonti e di fare l'esperienza delle procedure del lavoro storiografico.

 

Lettura di un testo storiografico
Uno dei moduli dell'ultimo anno puo' consistere nella strutturazione di una lettura di un breve testo storiografico esperto. La esperienza della lettura guidata dovrebbe stimolare gli studenti a mettere a frutto le competenze sviluppate nel corso degli studi precedenti e a fondare il gusto per letture storiografiche autonome.

 

Moduli e sistema di conoscenze

Tra i cinque moduli di ciascun anno o tra i dieci moduli complessivi puo' essere stabilito un nesso che conferisca alla trattazione di piu' moduli il carattere di sistema strutturato di conoscenze storiche.
Tali nessi non vanno cercati nella trama narrativa. L'insegnante non deve porsi l'obiettivo di una ricostruzione cronologica illusoriamente completa della storia del settore. Il legame tra i diversi moduli puo' essere stabilito in vari modi:
a) sottoforma di ricorrenza della tematizzazione di fondo in modo da costituire filoni tematici (ad es. la storia delle tecniche nella storia agraria...)
b) sottoforma di sviluppo di una concettualizzazione;
c) grazie al rapporto tra conoscenze di contesti e conoscenze di processi;
d) grazie all'impostazione comparativa per storie relative a spazi diversi...
Programmare i moduli in modo che si formino dei sistemi di conoscenza appaga sia l'esigenza di rendere possibile il trascinamento delle acquisizioni concettuali conseguite con un modulo nei moduli successivi sia l'esigenza di accumulo delle conoscenze.
La connessione sistematica tra i moduli puo' dare accesso ad una visione nuova della storia generale gia' studiata.

 

La mediazione didattica

La mediazione didattica, la scelta dei materiali che comporranno i moduli e la loro organizzazione dovranno favorire lo sviluppo delle abilita' di studio adatte all'apprendimento storico e la presa di coscienza metacognitiva degli studenti. A questo scopo puo' essere di grande efficacia che gli studenti costruiscano la documentazione del processo di apprendimento mediante la redazione di un quaderno in cui vengano registrati gli esiti degli esercizi prescritti nel modulo. Il quaderno puo' agevolare lo sviluppo della consapevolezza che la conoscenza storica si realizza mediante proprie tecniche di discorso ed e' controllabile attraverso l'analisi del testo storico.

I. L'insegnante deve curare la interazione verbale con gli studenti in modo da stimolare la manifestazione delle preconoscenze, delle preconcezioni, del senso comune storico, delle capacita' cognitive degli studenti e in modo da favorire la costituzione della classe come comunita' di apprendimento. Per questi scopi e' importante acquisire inizialmente la conoscenza degli stili cognitivi degli studenti, dei livelli di gradimento per la storia, degli ostacoli e delle difficolta' affettive e cognitive che gli studenti incontrano nello studio.

II. E' importante che la utilita' cognitiva dello studio della storia sia dimostrata. Percio' in ogni modulo deve essere reso evidente il rapporto tra bisogni cognitivi rispetto al presente e possibilita' di trovare nella conoscenza del passato alcuni elementi di risposta. La evidenza del rapporto tra le due conoscenze puo' favorire sia l'insorgere delle motivazioni e dell'interesse negli studenti sia la consapevolezza che la tensione cognitiva che si stabilisce tra presente e passato e' parte integrante del metodo storico.

III. E' importante che i moduli siano strutturati in modo da costituire una palestra per l'esercizio delle operazioni cognitive degli studenti. Situandosi nella parte terminale degli studi, le operazioni che dovranno essere maggiormente curate sono quelle della definizione del "nodo problematico", della spiegazione, della formazione di concetti e dell'argomentazione. Contestualmente con tali operazioni dovra' essere sviluppata, da una parte, la comprensione che ogni conoscenza storica e' caratterizzata dalla struttura temporale, dall'altra, la capacita' degli studenti di dare organizzazione temporale alle informazioni con- nettendole in tessuti discorsivi. A questo scopo e' doveroso abituare gli studenti a evidenziare le strutture temporali mediante la trasposizione delle informazioni (articolate per serie tematiche) in diagrammi temporali che, da una parte, rivelano la tessitura temporale dei fatti e permettono la comprensione e la critica dell'adeguatezza dei testi, dall'altra, costituiscono il riferimento per la comprensione e la critica dei modelli di spiegazione, dall'altra, infine, sono la base per la produzione di testi dotati di struttura temporale adeguata.

IV. Favorevole alla formazione di capacita' analitiche e critiche e della coscienza delle peculiarita' del metodo storico puo' risultare il ricorso frequente per quanto sia possibile alle comparazioni: comparazione tra ricostruzioni, comparazione tra gli schemi di spiegazioni mediante l'analisi dei testi ricostruttivi ed esplicativi.

 

Operativita' e strumenti operativi

La didattica cosi' configurata si realizza con l'uso di una strumentazione di supporto articolata e accessibile (carte geografiche, tabelle cronologiche e sinottiche, materiali iconici, lavagna luminosa, materiale informatico, diagrammi temporali ecc. ) in modo da costituire un laboratorio di storia (da realizzare in sede apposita, ove possibile) capace di coinvolgere gli studenti in una intensa operativita'. Del laboratorio fanno parte a pieno titolo le visite - didatticamente caratterizzate - a complessi architettonici, a musei, ad archivi. La operativita' deve manifestarsi nella produzione di schemi, di diagrammi, di tabelle, di scalette tematiche, di grafici di vario tipo, di produzioni di testi, di mostre, di materiali informatici,...

 

 

STRUMENTI PER LA VALUTAZIONE

E' importante che la verifica e la valutazione degli apprendimenti siano considerate come parti integranti del processo di insegnamento-apprendimento e non come un adempimento esterno e posteriore ad esso. Cio' implica che l'insegnante abbia una costante attitudine a cogliere gli indizi sullo stile di studio e sull'apprendimento degli allievi e che a tale scopo si foggi gli strumenti di diagnosi piu' adatti. Cio' richiede che il processo di insegnamento/apprendimento sia sottoposto a costante monitoraggio. Diventa, percio', essenziale che l'insegnante faccia ricorso a prove d'ingresso allo scopo di valutare le competenze, le abilita' e le conoscenze possedute dagli studenti in modo da poter impostare la programmazione tendendo conto di esse.

Durante lo svolgimento di ogni modulo l'insegnante curera' di verificare, mediante i risultati degli esercizi svolti dagli studenti, l'acquisizione progressiva di competenze, abilita', conoscenze previste come obiettivi e cerchera' di interpretare gli indizi allo scopo di capire gli ostacoli e le difficolta' che si oppongono all'apprendimento in modo da progettare sia le attivita' di recupero sia le opportune tarature della programmazione.

Al termine di ogni modulo sara' attuata una valutazione sommativa che puo' assumere forme diverse: ad esempio a) prove strutturate per il controllo delle conoscenze apprese; b) interrogazione impostata per tutti gli studenti secondo un modello omogeneo quanto a numero e tipi di domande; c) composizione di testi di diversa tipologia e con diverse consegne; d) prove che richiedono il transfert di competenze mediante la loro applicazione a testi nuovi per lo studente...
Il tipo di prova usato per la valutazione sommativa dovra' essere gia' noto agli studenti e sperimentato in precedenti occasioni.

Nella realizzazione del proprio curricolo annuale l'insegnante svolgera' prove di verifica periodiche volte ad attuare una valutazione di processo che avra' lo scopo di raccogliere elementi per valutare lo sviluppo cumulativo e processuale delle competenze e delle abilita'.

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Aggiornato al : 06-09-13  
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